Il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano inaugura una nuova edizione di Performing PAC, il format espositivo che rilegge la storia del museo attraverso lo sguardo dell’arte contemporanea. Dal 3 luglio al 13 settembre 2026, la mostra These Fragments I Have Shored Against My Ruins prende avvio dalla ricostruzione di una delle esposizioni più significative ospitate dal PAC, Kurt Schwitters. Collages, dipinti e sculture 1914-1947, allestita nel 2001, trasformandola nel punto di partenza per una riflessione sul presente. Il titolo dell’esposizione è tratto dai versi conclusivi di The Waste Land di T.S. Eliot e richiama uno dei temi centrali della ricerca di Schwitters: la possibilità di costruire nuove forme artistiche partendo da ciò che resta, da materiali di recupero, frammenti e oggetti quotidiani. Un principio che attraversa tutta la sua poetica, sintetizzata nel celebre concetto di Merz, con cui l’artista tedesco trasformava scarti e detriti in opere capaci di ridefinire il rapporto tra arte e realtà.
Su questa eredità si confrontano sette protagonisti della scena contemporanea: Jacopo Benassi, John Bock, Gabriella Ciancimino, Roberto Cuoghi, Thomas Hirschhorn, Lucia Marcucci e Mika Rottenberg. Attraverso installazioni, collage, assemblaggi e opere site-specific, gli artisti sviluppano un dialogo con il metodo additivo di Schwitters, dimostrando come la pratica del riuso e della stratificazione continui a rappresentare uno dei linguaggi più attuali dell’arte contemporanea. Come da tradizione del progetto Performing PAC, la mostra non si limita all’esposizione delle opere ma si completa con un calendario di performance pensate per attivare lo spazio espositivo. Tra gli appuntamenti figurano la performance inaugurale di John Bock, l’intervento di Jacopo Benassi, l’esecuzione della celebre Ursonate di Kurt Schwitters affidata a Renato Taddeo e, a settembre, Bleah!, omaggio a Lucia Marcucci firmato da Annamaria Ajmone e Laura Agnusdei.
Accanto a Performing PAC, il museo ospita anche la Project Room “Architettura alla prova. Il PAC di Ignazio Gardella”, dedicata all’architetto che progettò il Padiglione d’Arte Contemporanea. La doppia esposizione offre così ai visitatori un percorso che intreccia memoria artistica e storia dell’architettura, confermando la vocazione del PAC a rileggere il proprio archivio come uno strumento per interpretare il presente.



