Hidden Noise, il rumore nascosto delle immagini

La mostra riunisce sette artisti internazionali che indagano il rapporto tra suono e linguaggio, mettendo in discussione i meccanismi della percezione e della rappresentazione contemporanea

Cosa resta di un’immagine quando viene compressa, manipolata o riprodotta all’infinito? E cosa accade quando il suono diventa forma, il linguaggio perde significato o una macchina smette di funzionare? Sono alcune delle domande da cui prende avvio Hidden Noise, mostra che riunisce le ricerche di Cory Arcangel, Pierre Bismuth, Hampus Lindwall, Hanne Lippard, Haroon Mirza, Phill Niblock e Charlemagne Palestine, accomunate da un interesse per ciò che normalmente sfugge allo sguardo e all’ascolto. Il percorso attraversa media differenti – fotografia, installazione, scultura, suono e linguaggio – senza seguire una narrazione lineare. Il “rumore” evocato dal titolo non è infatti quello acustico, ma quello generato dalle interferenze dei sistemi contemporanei: algoritmi, codici, errori, ripetizioni e traduzioni diventano strumenti attraverso cui leggere il presente. Nelle opere di Cory Arcangel le immagini digitali vengono sottoposte a processi di compressione e degradazione fino a perdere la loro funzione originaria. L’artista mette in relazione questi fenomeni con le avanguardie storiche, facendo dialogare la scomposizione cubista con le distorsioni prodotte dalle tecnologie digitali.

Pierre Bismuth lavora invece sullo slittamento dei codici visivi e culturali. Partiture musicali trasformate in motivi ornamentali e fotomontaggi dedicati a Marcel Duchamp interrogano il confine tra documento, finzione e storia dell’arte, mostrando come il significato si costruisca attraverso continui processi di interpretazione.Il suono attraversa l’intera mostra anche nelle opere di Hampus Lindwall e Haroon Mirza. Se il primo traduce una composizione musicale in un disegno generato algoritmicamente, il secondo presenta un organo meccanico privato della propria funzione, trasformato in una presenza scultorea che riflette sul rapporto tra tecnologia, energia e ascolto.

La ricerca sul linguaggio è affidata a Hanne Lippard, che riprende la tradizione delle tavolette maledittorie romane per riflettere sulle forme di alienazione dell’esperienza digitale. Password dimenticate, CAPTCHA, negazioni e ripetizioni diventano materia poetica e visiva, trasformando il lessico quotidiano della rete in un dispositivo di riflessione. Completano il percorso una fotografia della serie Light Patterns di Phill Niblock, figura centrale della musica sperimentale americana, e la nuova installazione di Charlemagne Palestine, che costruisce un altare popolato da peluche elevati a figure rituali, in continuità con una pratica artistica che intreccia performance, suono e memoria. Hidden Noise propone una riflessione sui processi che regolano la produzione e la circolazione delle immagini e delle informazioni. Un’indagine sulle strutture invisibili che attraversano la cultura contemporanea e che, pur restando spesso sullo sfondo, ne determinano profondamente la percezione.

photo Simon d’Exéa

info: Villa Lontana

Articoli correlati