A Bologna apre la Biblioteca Eco, nuova casa del pensiero di Umberto Eco

Oltre 32mila volumi in sette sale tematiche su due livelli: il nuovo spazio punta a diventare il principale centro internazionale di studio sull'opera e il pensiero di Umberto Eco

A dieci anni dalla scomparsa di Umberto Eco, Bologna inaugura la Biblioteca Umberto Eco, un nuovo spazio destinato a diventare un punto di riferimento internazionale per lo studio del semiologo e scrittore. Ospitata nell’ala novecentesca di Palazzo Poggi, sede dell’Università di Bologna, la biblioteca raccoglie oltre 32mila volumi distribuiti su due piani e organizzati in sette sale tematiche, ricostruendo l’ordine originale della collezione personale che Eco conservava nella sua casa milanese.

Un percorso tra libri, connessioni e metodo di ricerca

Più che una semplice raccolta libraria, la Biblioteca Eco restituisce il metodo di lavoro dello scrittore. Il progetto, curato da Francesca Tancini, ripropone infatti il criterio di organizzazione voluto da Eco stesso, ispirato al principio del «buon vicino» elaborato dallo storico dell’arte Aby Warburg: un sistema che accosta discipline diverse per favorire connessioni, rimandi e affinità tematiche impreviste. Tra gli scaffali convivono la collezione completa della rivista Linus, di cui Eco fu tra i fondatori nel 1965, i classici di Carlo Collodi e le opere di Giosuè Carducci, oltre a migliaia di altri volumi che testimoniano l’ampiezza dei suoi interessi.

A rendere ancora più prezioso il fondo contribuiscono le oltre 2.700 opere annotate e commentate di suo pugno, le cui glosse sono già consultabili tramite l’OPAC del Servizio Bibliotecario Nazionale. «Ci siamo affacciati sul precipizio del sapere di Umberto Eco», raccontano Ilaria Bortolotti, referente della biblioteca, e Francesco Citti, presidente della Biblioteca Universitaria di Bologna, sottolineando la straordinaria ricchezza culturale di una collezione che riflette il pensiero interdisciplinare dello scrittore.

Un patrimonio aperto al futuro, come eredità collettiva

L’inaugurazione della Biblioteca Umberto Eco ha riunito la famiglia dello scrittore – la moglie Renate Eco-Ramge e i figli Stefano e Carlotta – insieme al rettore dell’Università di Bologna Giovanni Molari, alla sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni e al sindaco Matteo Lepore. La famiglia Eco ha donato allo Stato l’intera biblioteca personale dello scrittore, mentre i circa 1.500 volumi più antichi erano già stati affidati negli anni scorsi alla Biblioteca Braidense di Milano. «I libri erano la risposta di nostro padre a qualsiasi domanda, anche quando eravamo ragazzi», ha ricordato Stefano Eco durante la cerimonia. «La disposizione dei volumi riproduce quella della casa di Milano e, grazie a un sistema di pannelli, è possibile comprendere l’organizzazione originaria della biblioteca. È un luogo che suscita nostalgia, ma anche soddisfazione nel vedere questa collezione iniziare una nuova vita».

La Biblioteca Eco, non è soltanto una straordinaria raccolta bibliografica, restituisce la mappa intellettuale costruita dallo scrittore nel corso di decenni di studi. Filosofia medievale, semiotica, linguistica, teoria della comunicazione, letteratura, fumetto e cultura di massa convivono con un’ampia sezione dedicata a cabala, magia, alchimia, occultismo e teorie del complotto, temi che hanno attraversato molte delle sue opere, da Il pendolo di Foucault a Il cimitero di Praga. Più contenuta, invece, la presenza di volumi dedicati alla storia dell’arte, a conferma degli interessi che hanno maggiormente orientato la sua ricerca.

Pensata come un’infrastruttura di ricerca in continua evoluzione, la biblioteca custodisce anche circa duemila edizioni straniere delle opere di Eco, destinate ad aumentare con le nuove traduzioni pubblicate in tutto il mondo. Tra gli scaffali trova posto anche la prima edizione Bompiani de Il nome della rosa, esposta senza particolari enfasi, in linea con l’organizzazione originaria della collezione. Ad oggi sono già oltre seicento le tesi di laurea dedicate allo scrittore, un dato che conferma l’attualità del suo pensiero e il ruolo che il nuovo centro è chiamato a svolgere nella ricerca internazionale.

Per il momento la consultazione è possibile esclusivamente su prenotazione e con l’assistenza del personale: ogni volume viene infatti ricollocato esattamente nella posizione in cui si trovava al momento della morte di Eco, preservando l’ordine che rifletteva il suo metodo di studio. «Con questa apertura Bologna rafforza ancora una volta il proprio ruolo di città dei libri e della conoscenza», ha sottolineato il rettore Giovanni Molari, ricordando come Umberto Eco, nonostante le numerose proposte ricevute e le quaranta lauree honoris causa conferitegli nel mondo, abbia scelto di insegnare all’Alma Mater per oltre trent’anni, contribuendo in modo decisivo alla sua storia accademica.