A Porto, negli spazi della storica Livraria Lello, la cultura del libro incontra una nuova forma di curatela pop. Qui Dua Lipa inaugura la Manifesto Library, un progetto che mette in scena, in forma espositiva, il tema della censura e delle sue contraddizioni contemporanee. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Service95, piattaforma editoriale fondata dalla cantante, e la libreria portoghese, trasformando un book club digitale in dispositivo fisico e pubblico.

Più che una biblioteca in senso tradizionale, la Manifesto Library si presenta come un archivio selezionato di cento titoli costruiti attorno all’idea di “libro problematico”: testi censurati, rimossi da programmi educativi o oggetto di controversie pubbliche convivono con opere che interrogano direttamente i meccanismi del potere culturale. Il risultato è un percorso che non si limita a registrare la censura, ma la assume come categoria curatoriale. La struttura dello spazio è organizzata in quattro assi — potere, controllo, voce e memoria — che funzionano come una griglia interpretativa più che come una semplice classificazione editoriale. Nel primo, Power, la selezione affronta la costruzione delle narrazioni dominanti e include testi come 1984 di George Orwell e The Second Sex di Simone de Beauvoir. Control sposta il focus sui dispositivi della limitazione del pensiero, dalla sorveglianza all’ideologia, con opere come The Handmaid’s Tale di Margaret Atwood e The Trial di Franz Kafka.
La sezione Voice raccoglie invece testi spesso al centro di controversie pubbliche, ma soprattutto opere che hanno ampliato il campo della rappresentazione culturale, tra cui The Color Purple di Alice Walker e The Satanic Verses di Salman Rushdie. Memory, infine, lavora sulla tensione tra storia e rimozione, con libri come Pachinko di Min Jin Lee e The Unbearable Lightness of Being di Milan Kundera.

Nel suo insieme, il progetto costruisce una narrativa implicita: la censura non è un’eccezione, ma una costante che attraversa sistemi politici, istituzionali ed educativi. Tuttavia, la sua trasposizione in forma espositiva solleva anche una questione: fino a che punto la “messa in mostra” della censura rischia di trasformarla in estetica, neutralizzandone la portata conflittuale? Per Dua Lipa, la Manifesto Library è un’estensione del Service95 Book Club, pensato come spazio di accesso e discussione libera sui libri. L’intento dichiarato è quello di rimuovere filtri e mediazioni, affidando al lettore la costruzione del proprio giudizio.


Eppure, proprio questa promessa di accesso diretto si inserisce in una dinamica più ampia che vede sempre più spesso il mondo della cultura attraversato da logiche di brandizzazione e curatela celebrity-driven, dove il gesto editoriale diventa anche dispositivo di posizionamento simbolico. In questo senso, la Manifesto Library non si limita a riflettere sulla censura: la rielabora dentro un formato espositivo che la rende leggibile, ordinata e potenzialmente consumabile. Un’operazione che apre una domanda più ampia sul ruolo delle istituzioni culturali e dei nuovi attori pop nel definire ciò che oggi viene considerato “spazio critico”.
In un momento in cui il dibattito sull’accesso ai contenuti culturali si intreccia sempre più con strategie di comunicazione globale, il progetto si colloca esattamente in questa zona ibrida: tra archivio, installazione e manifesto.


