Adrian Brody serve arte a New York e non mancano le patatine

Presentato nelle sale del ristorante di fast food Raising Cane's, l'opera celebra lo spirito americano e imprenditoriale del suo fondatore

Non è raro che l’arte contemporanea provi a sfuggire dai contesti istituzionali o dalla neutralità soffocante dei “white cube” per confrontarsi con spazi non convenzionali. In Italia, una delle esperienze più emblematiche in questa direzione è stata Contemporanea, mostra curata da Achille Bonito Oliva nel 1973 e allestita nel parcheggio sotterraneo di Villa Borghese. Un conto, però, è operare dentro una riflessione critica sullo spazio espositivo; un altro è presentare un’opera all’interno di un Raising Cane’s, ristorante di fast food nel cuore di New York. È proprio lì, tra bibite super-size e menù combo a meno di quindici dollari, che Adrien Brody ha svelato la sua ultima opera, Cane’s Anthem.

Sebbene sia noto come attore hollywoodiano da alcuni anni Brody si è avvicinato anche al mondo delle arti visive, realizzando lavori che dichiarano una forte ispirazione a figure come Warhol e Basquiat. Alcune di queste opere hanno raggiunto valutazioni sorprendenti: lo scorso anno, uno dei suoi dipinti è stato venduto per 425mila dollari a un gala in Francia. Tuttavia, l’opinione dei critici è stata decisamente più fredda rispetto al successo commerciale. In occasione di una mostra tenutasi a New York, un critico ha descritto la sua rilettura della Pop Art come distante e difficilmente paragonabile agli artisti di riferimento, definendo le sue Marilyn “economiche e deturpate” rispetto a quelle di Warhol.

Anche l’opera esposta nel ristorante a Times Square si legge in chiave dichiaratamente pop. Cane’s Anthem si presenta infatti come un collage visivo, pieno di simboli riconoscibili e riconducibili alla cultura pop americana: il logo do Raising Cane’s, slogan pubblicitari come “Winner Winner Chicken Dinner!” e persino riferimenti alla sua ultima performance teatrale The Fear of 13, che ha segnato il suo debutto a Broadway. Il tutto è costruito con una resa volutamente “consumata”, come se i materiali fossero stati strappati dai muri della metropoli e poi ricomposti in un’unica superficie stratificata.

L’opera, secondo le parole dell’artista, è un omaggio al fondatore del ristorante Todd Graves e richiamerebbe la grinta, la perseveranza e lo spirito imprenditoriale che hanno caratterizzato il suo percorso, oltre allo spirito di New York e a un’estetica urbana che lo ha sempre accompagnato fin dalla crescita in quella città. Cane’s Anthem sembra apparentemente aderire alla tradizione del collage, ma sembra fermarsi alla superficie, restituendo un’opera più decorativa che concettuale, sicuramente più legata all’impatto visivo che ad una ricerca critica.

Resta quindi da domandarsi: ciò che si sta osservando possiede un valore intrinseco o è la firma del suo autore a produrlo?