Sarà visitabile fino al 27 settembre l’esposizione Turner. L’incanto del lago di Como e del paesaggio italiano, curata da Elizabeth Brooke presso la Pinacoteca Civica e il Broletto di Como.
La mostra diffusa, nata da una collaborazione tra il Comune di Como e la Tate di Londra, coinvolge, oltre alla Pinacoteca e alla sede medievale dell’istituzione municipale, anche la chiesa sconsacrata di San Pietro in Atrio, con un intervento site specific degli artisti contemporanei Jim Lambie e David Batchelor dal titolo Feeling Colour.


Il progetto, che coinvolge alcuni dei luoghi simbolo della città comasca, propone ai visitatori un dialogo tra passato e presente, tra le opere di uno degli artisti di riferimento della pittura romantica e il contemporaneo, indagando le possibilità estetiche del colore che assurge, pur con linguaggi e in epoche differenti, a elemento centrale della ricerca artistica.
Presso il Broletto sono esposti otto studi ad acquerello su carta aventi per soggetto Como e il suo paesaggio: lungi dall’essere mero sfondo, come in tanta parte della pittura tradizionale, il paesaggio assume per Joseph Mallord William Turner (1775-1851) un vero e proprio ruolo da protagonista, in una analisi atmosferica e cromatica del territorio e della luce.
La città di Como è stata infatti più volte tappa del Grand Tour che ha portato Turner in giro per l’Europa nel corso di tutta la sua vita. Nello specifico, il pittore inglese è stato a Como tre volte, nel 1819, nel 1842 e nel 1843, quando realizza alcuni degli schizzi esposti al Broletto.
Tra questi, ricordiamo in particolare le due versioni dell’acquerello Il lago di Como da Menaggio guardando verso Bellagio(entrambe del 1819). Nel primo esemplare la struttura compositiva è costruita tramite fasce tonali, più calde in primo piano e via via più fredde verso il retro della scena, creando un effetto prospettico basato sull’uso del colore più che sul disegno. La luce diurna di questo acquerello è sostituita da quella crepuscolare della seconda versione dello schizzo, che evidenzia l’interesse di Turner per lo studio della luce in vari momenti della giornata e in diverse condizioni meteorologiche, interesse che lo porta spesso a ritrarre lo stesso scorcio più volte in momenti differenti, con un approccio che anticipa per certi versi quello impressionista di artisti come Claude Monet.

Risalgono invece al 1843 altri schizzi come Como. Tramonto, Como [Turner] o Il lago di Como, nei quali l’attenzione alla resa luministica e atmosferica raggiunge il culmine tramite campiture di colore che accennano l’architettura e l’ambiente naturale, sopra le quali l’artista ha aggiunto i profili degli edifici e del molo con rapidi segni a matita.
Al Broletto i disegni preparatori di Turner sono presentati al pubblico entro un allestimento immersivo che cala opere e visitatori in una atmosfera semioscura, nella quale una struttura specchiante, come l’acqua del lago immortalata nei disegni, riflette coloro che popolano la mostra. Accanto alle opere, viene proiettato anche il film-documentario JMW Turner: On the Wing, prodotto da Tate Digital in collaborazione con il Museum of Art di Pudong (MAC), che ripercorre la vita e i viaggi di Turner, con particolare riferimento alla sua esperienza in Italia e a Como.
Altra sede espositiva della mostra, come detto, è la Pinacoteca Civica, che ospita quattro opere pittoriche a olio di grandi dimensioni realizzate da Turner tra il 1828 e il 1843, nelle quali traspare il fascino che il paesaggio italiano e le rovine antiche ha esercitato su di lui, integrato con l’estetica del sublime del romanticismo inglese.


La priorità data da Turner alla struttura atmosferica piuttosto che ai dettagli della scena, già visibile negli schizzi del Broletto, è evidente anche in Tivoli vista dal Monte Catillo (1828) che, pur se incompiuta, si caratterizza per una grande potenza espressiva data dalla luce calda che inonda il maestoso paesaggio naturale, in contrasto con il profilo appena accennato in controluce dell’architettura.
Il tema lacustre che Turner elabora ampiamente durante i suoi soggiorni in terra lariana viene declinato in chiave mitologica nell’olio su tela intitolato Il ramo d’oro (1834) che rappresenta una scena tratta dall’Eneide virgiliana calata in un ambiente ispirato al lago di Averna, visitato dall’artista durante la sua permanenza in Campania.
L’atmosfera un po’ rarefatta e fluttuante della scena viene portata alle estreme conseguenze nel Sol di Venezia (1843), opera matura di Turner in cui i profili della città e le barche in primo piano sono resi con masse di colore che emergono dalla foschia grigio-verdastra della laguna in contrasto con il titolo dell’opera, riportato anche sulla vela dell’imbarcazione al centro della scena, che fa riferimento a un sole (forse quello del passato della Repubblica di Venezia?) di cui però non si vedono più i raggi.

Appartiene al periodo tardo anche il quarto dipinto, Tramonto sul lago (1840 ca), nel quale le macchie arancioni e rosse addensate sulla sinistra della tela si riflettono sulla superficie dell’acqua, circondate da masse grigie che costituiscono le montagne in lontananza rendendo di fatto la luce, intesa come fenomeno ottico e percettivo, la vera protagonista dell’opera.
Completa l’esposizione presso la Pinacoteca Civica lo spazio cosiddetto “Campo Quadro”, un white cube che costituisce una sorta di “mostra nella mostra” più raccolta, nella quale è presente un piccolo nucleo di opere pittoriche e a stampa che permettono al visitatore di contestualizzare l’esperienza comasca di Turner, fornendo una sorta di istantanea di quello che era la città all’epoca dei soggiorni dell’artista inglese. Ecco che rappresentazioni della piazza del Duomo, del lungolago, della piazza di fronte alla chiesa di San Fedele realizzate da vari artisti nella prima metà dell’Ottocento ci permettono di individuare analogie e differenze con la Como attuale e con la sua configurazione urbana, grazie anche alla Pianta guida della città di Como e i suoi borghi, litografia del 1871 di Luigi Bianchi.
Le due parti della mostra, al Broletto e alla Pinacoteca, si configurano dunque come complementari tra loro e forniscono una panoramica dell’esperienza italiana di Turner, calandola nella linea del tempo della sua vita. In entrambe le sedi, infatti, le opere sono affiancate da mappe che ricostruiscono le sue peregrinazioni artistiche e da apparati biografici (un più tradizionale pannello con gli eventi principali della sua vita alla Pinacoteca e il video di cui si è detto al Broletto) ma con focus un poco diversi: in Pinacoteca, i viaggi nella nostra penisola che lo hanno portato a Milano, Venezia, Roma, Val d’Aosta, Torino, Napoli, Firenze, Ancona; al Broletto, un affondo più specifico su Como e il suo lago.

Alla mostra su Turner, infine, si aggiunge anche una terza tappa, presso la chiesa sconsacrata di San Pietro in Atrio, che ospita la mostra Feeling Colour, con due opere della collezione Tate di altrettanti artisti contemporanei: Jim Lambie (1964) e David Batchelor (1955). Al centro dei loro lavori vi è il colore, questa volta non nella sua accezione luministica e atmosferica (come è stato utilizzato da Turner), bensì inteso come elemento percettivo all’interno dello spazio che, nell’allestimento site specific in questione, è quello estremamente connotato di una ex chiesa.
Zobop (1999) di Lambie ricopre il pavimento della chiesa con nastri colorati in vinile creando una scansione ritmica concentrica della superficie e riempiendo lo spazio con la sua energia visiva, pur lasciandolo fisicamente libero.


I Love King’s Cross and King’s Cross Loves Me 8 (2002-7) di Batchelor, invece, impiega dei carrellini industriali coperti con vinile colorato che creano un senso di movimento reso dal contrasto tra la forma lineare e rettangolare dei singoli elementi con la composizione creata dalla loro disposizione nello spazio. Il tema urbano e industriale della contemporaneità viene declinato da Batchelor in una celebrazione del colore, che non è un colore naturale o pittorico, bensì chimico e plastico, che sancisce il suo definitivo distacco dai suoi esordi come pittore (di cui comunque permane una rimanenza data dalla forma rettangolare che ricorre nelle sue opere e che sembra rievocare quella delle tele).
Tanto per Lambie quando per Batchelor, il colore va “sentito”, in una esperienza sensoriale che coinvolge il fruitore dell’opera in maniera complessiva e ne orienta lo sguardo nello spazio. Un concetto, a ben vedere, non così distante dall’approccio pittorico di Turner, che costruisce le sue immagini con il colore (spesso connotato da grande concretezza tattile), prima ancora che con le figure.


