Diego Perrone trasforma il fondale della Maremma in un gioco tra materia e percezione

"Color Blu Stramilione", parte del programma di Hypermaremma, presenta due opere site-specific realizzate in vetro, dislocate tra la Grotta della Tagliata di Ansedonia e la Casa dello Scheletro dell'area archeologica dell'Antica Città di Cosa

«Il color blu stramilione non esiste, e per me vuol dire che più blu di così non si può», così Diego Perrone descrive Color Blu Stramilione, il suo nuovo progetto site-specific inaugurato il 27 giugno e promosso da Hypermaremma. L’intervento si articola tra la Grotta della Tagliata e la Casa dello Scheletro dell’Antica Città di Cosa: due luoghi simbolo della costa maremmana uniti in un racconto che affonda nelle profondità del mare e riaffiora tra le rovine dell’antica colonia romana.

La prima installazione giace sul fondale della grotta, un luogo che la luce del sole raggiunge soltanto per poche ore al giorno. È qui che Perrone colloca una scultura in vetro, realizzata con una particolare tecnica di fusione, pensata per intercettare e rifrangere i raggi luminosi. L’opera non si limita a occupare lo spazio, ma lo trasforma continuamente, affidando al dialogo tra il sole e il mare il compito di ridisegnarne ogni giorno forme, riflessi e percezioni.

Diego Perrone, Color Blu Stramilione. Courtesy l’artista e Hypermaremma

Il percorso si completa nell’area archeologica dell’antica Città di Cosa, dove una seconda scultura trova posto nella Casa dello Scheletro. Realizzata anch’essa in vetro, l’opera si pone in continuità con quella sommersa, dando vita a un dialogo che attraversa idealmente il tratto di costa che unisce i due siti. Il materiale, attraversato e trasformato dalla luce, assume una presenza sfuggente, oscillando tra apparizione e trasparenza. Ne emerge una figura dal carattere enigmatico, sospesa tra lo spirituale e il rurale, capace di intrecciare la memoria archeologica del luogo con quella più profonda del paesaggio marino.

Diego Perrone, Color Blu Stramilione. Courtesy l’artista e Hypermaremma

Anche il titolo, Color Blu Stramilione, nasce dall’incontro di due concetti. La parola “stramilione”, scoperta da Perrone nella filastrocca A inventare i numeri di Gianni Rodari, appartiene al linguaggio dell’invenzione: una misura impossibile, che sfugge a ogni tentativo di quantificazione. A essa si affianca il blu: il blu del mare e del cielo, dell’orizzonte che si allontana, ma anche quello che invade l’occhio dopo aver fissato la luce del sole, l’unica cosa che la nostra percezione – in quel momento – è in grado di trattenere. La scelta del vetro rianima così questo continuo confronto tra percezione e immaginazione: è un materiale infatti che oscilla tra presenza e assenza, continuamente influenzato dalle variazioni dell’ambiente in cui è immerso e dallo sguardo dell’osservatore.

Color Blu Stramilione si configura come un attraversamento, un movimento che dal fondale marino risale fino alla terra, restituendo al paesaggio maremmano la possibilità di riattivare un legame profondo tra natura, archeologia e memoria culturale. D’altronde, ogni progetto presente nel programma di Hypermaremma – l’Associazione di Promozione Sociale fondata da Carlo Pratis, Giorgio Galotti e Matteo d’Aloja nel 2019 – invita artisti contemporanei a confrontarsi con il territorio, contribuendo alla sua rilettura attraverso interventi capaci di generare connessioni tra paesaggio, comunità locali e pratiche artistiche.

Diego Perrone, Color Blu Stramilione. Courtesy l’artista e Hypermaremma