Quella che doveva essere una normale perquisizione legata al traffico di stupefacenti si è trasformata in un clamoroso caso mediatico dopo il ritrovamento di un dipinto di Picasso, dal valore stimato di circa 12 milioni di euro. L’opera, scomparsa in seguito a un furto, è riemersa in modo del tutto inaspettato durante un blitz della polizia francese nei pressi di Parigi.
Il quadro – autenticato in passato da Claude Picasso, figlio dell’artista – raffigura Marie-Thérèse Walter, musa e compagna di Picasso tra la fine degli anni Venti e gli anni Trenta, una delle figure femminili più importanti nella vita e nella produzione artistica del maestro spagnolo. L’opera è stata ritrovata il 15 giugno dagli agenti della Brigata degli Stupefacenti durante una perquisizione in un’abitazione di Champigny-sur-Marne, comune alle porte della capitale francese. Nel corso dell’operazione gli agenti hanno sequestrato anche circa 20 chilogrammi di cannabis, abiti e accessori di lusso per un valore complessivo di 200mila euro e 7mila euro in contanti.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il furto dell’opera sarebbe stato del tutto occasionale. I responsabili non l’avrebbero preso di mira per il suo valore artistico, ma se ne sarebbero impossessati senza rendersi conto della sua reale importanza. Solo in un secondo momento, una volta entrati in possesso del quadro, si sarebbero trovati nell’impossibilità di rivenderlo sul mercato clandestino, una situazione tutt’altro che insolita quando capolavori di questo valore finiscono nelle mani della criminalità comune. Un elemento che sembra trovare conferma anche negli sviluppi dell’inchiesta: il 19 giugno, infatti, uno dei quattro imputati ha confessato di aver partecipato a diversi furti all’interno di un deposito di opere d’arte di Parigi, dove lavorava come addetto alla sicurezza.

Il recupero dell’opera rappresenta l’ennesima conferma di quanto i lavori di Picasso continuino a essere tra i più ambiti e, al tempo stesso, tra i più esposti al rischio di furti e traffici illeciti. La capitale francese, in particolare, non è nuova a episodi di questo tipo e nel corso degli anni è stata teatro di alcuni dei colpi più clamorosi ai danni del patrimonio artistico. Tra i casi più noti figura quello del 2010, quando il celebre dipinto cubista Le pigeon aux petits pois del 1911 venne sottratto dal Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris insieme a opere di Braque, Matisse e Modigliani.
Nel 2022, invece, due galleristi parigini sono stati condannati per aver messo in commercio alcune opere dell’artista rubate alle figlie di Jacqueline Picasso e al celebre gallerista Aimé Maeght, trafugate da un tuttofare che aveva approfittato del rapporto di fiducia instaurato con le vittime.



