Appesa a testa in giù in una campana di bronzo recuperata dalla laguna veneziana: così Florentina Holzinger accoglie il pubblico del Padiglione Austria. Seaworld Venice, tra le performance più discusse e condivise della Biennale di Venezia 2026 si prepara ad intraprendere un percorso internazionale. Una versione adattata – supervisionata da Nora‑Swantje Almes, che si è occupata della presentazione della versione veneziana – farà tappa al Gropius Bau di Berlino nella primavera del 2027, alla Kunsthalle Wein di Vienna nell’autunno dello stesso anno e si fermerà nel marzo del 2028 all’Amant di Brooklyn.
Ispirato a Waterworld, il Blockbuster sci-fi del 1995 ambientato in un futuro in cui lo scioglimento delle calotte polari ha sommerso gran parte della Terra, Seaworld Venice trova proprio in Venezia il suo emblema immediato: una città che diventa metafora concreta degli effetti della crisi climatica. Holzinger, durante la presentazione del padiglione, ha osservato come la città sia destinata a subire le conseguenze dell’innalzamento del livello dei mari, indipendentemente dalla preoccupazione o dall’indifferenza del pubblico. La scena della campana funziona così come un doppio ingresso: un segnale d’allarme e, insieme, una soglia d’accesso all’universo del Padiglione. È un avvertimento che precede l’immersione nello spazio performativo, quasi a preparare lo spettatore a ciò che sta per incontrare.

Attorno a questo nucleo prende forma un ambiente che intreccia spettacolarità, inquietudine e ironia: in uno spazio adiacente, alcune collaboratrici di Holzinger galleggiano nude all’interno di una vasca trasparente, collocata accanto a una fila di bagni chimici, i cui rifiuti – provenienti per la maggior parte dai visitatori – sono riutilizzati all’interno dell’installazione. All’interno del padiglione, una moto d’acqua naviga gli ambienti allagati, mentre una gigantesca struttura meccanica rotante trasporta altri performer sospesi nell’aria. Corpi, macchine e liquidi si fondono in una coreografia caotica e ipnotica che trasforma lo spazio espositivo in un paesaggio post-apocalittico. Tutto sembra quindi suggerire che Holzinger vede nella spettacolarizzazione l’ultimo strumento capace di catturare l’attenzione del pubblico su argomenti come il cambiamento climatico.

Un’intuizione che ha trovato piena conferma nella risonanza che SeaWorld Venice ha avuto sui social: migliaia di post, condivisioni e immagini continuano ancora oggi a circolare su Instagram, superando i confini del mondo dell’arte. L’opera ha infatti attirato un’attenzione tale da rendere impensabile che la sua vita si esaurisse con la Biennale. Secondo quanto riportato da ARTnews, la futura presentazione newyorkese presso Amant occuperà tre dei quattro spazi espositivi dell’istituzione e includerà anche una serie di performance distribuite lungo il periodo della mostra. Resta però ancora da chiarire quali elementi della versione veneziana sopravvivranno alle successive trasformazioni.
Nel frattempo, Holzinger continua a spingere la propria ricerca verso territori sempre più estremi. A poche settimane dall’apertura della Biennale ha presentato Pfingstspiel (Pentecost Play), una performance della durata di nove ore realizzata nel castello di Hermann Nitsch nei pressi di Vienna. Nato dalla collaborazione con il Wiener Festwochen e la Nitsch Foundation, il progetto riprende e amplifica molte delle tensioni presenti in Seaworld Venice includendo, tra le altre sequenze, l’artista a bordo di un’automobile nera lanciata attraverso gli spazi del Vienna Skating Club. Non sorprende, allora, che il nome di Holzinger venga spesso accostato a quello dell’Azionismo Viennese. Riflettendo sul proprio rapporto con il movimento fondato da Hermann Nitsch, l’artista ha spiegato che la forza visiva, la violenza e la rumorosità delle azioni storiche degli azionisti nascevano dall’urgenza di infrangere una diffusa cultura del silenzio. Un’esigenza con cui continua a sentirsi profondamente affine sul piano concettuale.

Per Holzinger, infatti, la radicalità non rappresenta una provocazione fine a se stessa, ma una precisa scelta politica e artistica. In diverse occasioni ha ribadito come l’arte possa ancora funzionare come uno strumento di intervento nella realtà e come, in alcuni momenti, sia necessario assumere posizioni radicali per opporsi a ciò che si ritiene inaccettabile. Una convinzione che attraversa l’intero impianto di Seaworld Venice, dove spettacolo, corpo e catastrofe ambientale si intrecciano fino a diventare inseparabili.



