Paesi Bassi e Germania avviano la restituzione di oltre 2.000 reperti culturali al Ghana

L’iniziativa è stata presentata ad Accra nel corso della conferenza internazionale “Next Steps”, dedicata ai temi della giustizia riparativa e della memoria storica

Il Ghana si prepara a recuperare oltre 2.000 manufatti culturali rimossi dal Paese durante le conquiste coloniali. L’annuncio è stato reso noto dal ministro degli Esteri ghanese Samuel Okudzeto Ablakwa nel corso della conferenza internazionale “Next Steps”, svoltasi ad Accra dal 17 al 19 giugno.

Durante l’evento, l’ambasciatore dei Paesi Bassi in Ghana, Jeroen Verheul, ha consegnato simbolicamente al presidente ghanese John Dramani Mahama il catalogo degli oggetti che il governo olandese intende restituire. Parallelamente, anche la Germania ha individuato diversi reperti legati all’area tradizionale di Kpando che saranno oggetto di un futuro processo di rimpatrio. Le autorità non hanno ancora diffuso un elenco dettagliato dei beni coinvolti.

Intervenendo alla conferenza, Verheul ha sottolineato che la restituzione rappresenta un passaggio importante nel riconoscimento delle ingiustizie storiche del passato. Secondo il diplomatico, il ritorno dei manufatti nei Paesi d’origine favorisce inoltre nuove forme di collaborazione culturale e museale, permettendo una narrazione condivisa della storia.

L’ambasciatore ha spiegato che la politica olandese in materia di restituzione si basa sulle richieste avanzate dai Paesi interessati. Il processo prende avvio quando uno Stato rivendica un oggetto considerato parte del proprio patrimonio culturale. In quest’ottica, i Paesi Bassi stanno lavorando alla digitalizzazione delle collezioni e alla pubblicazione delle informazioni disponibili sulla provenienza dei reperti, con l’obiettivo di garantire maggiore trasparenza.

La conferenza di Accra è stata organizzata in seguito alla recente risoluzione delle Nazioni Unite, approvata il 26 marzo scorso su iniziativa del Ghana, che definisce la tratta transatlantica degli schiavi come il “più grave crimine contro l’umanità”. L’incontro aveva l’obiettivo di elaborare una piattaforma condivisa di azioni concrete in materia di giustizia riparativa.

Tra i partecipanti figuravano la premier delle Barbados Mia Mottley e il presidente del Senegal Bassirou Diomaye Faye, mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha inviato un messaggio video. Tra i temi affrontati vi è stata anche la creazione di un quadro strategico internazionale per le riparazioni storiche, comprensivo di un gruppo di esperti dedicato alla restituzione dei beni culturali.

L’ultima giornata della conferenza è coincisa con le celebrazioni del Juneteenth, la ricorrenza che negli Stati Uniti commemora la fine della schiavitù. Per l’occasione è stata organizzata una rievocazione storica presso il Castello di Christiansborg, ad Accra, uno dei principali centri della tratta degli schiavi durante l’epoca coloniale. Ablakwa ha inoltre annunciato che la Danimarca collaborerà alla conservazione del sito, costruito dai danesi nel 1661, affinché continui a testimoniare le atrocità legate alla schiavitù.