Addio a Cleto Munari, protagonista trasversale del design italiano del Novecento

Morto a 96 anni Cleto Munari, allievo di Carlo Scarpa e protagonista del design capace di attraversare discipline e linguaggi del Novecento

Cleto Munari è morto a 96 anni. Con lui scompare una delle figure più trasversali del design italiano del secondo Novecento, capace di muoversi tra discipline, linguaggi e mondi diversi senza mai rinunciare a un’idea personale di progetto. Nato a Gorizia e attivo per gran parte della vita a Brendola, nel vicentino, Munari lascia un archivio di opere e relazioni che racconta una stagione del design italiano aperta al dialogo internazionale. La sua formazione passa attraverso un incontro decisivo: quello con Carlo Scarpa, di cui diventa allievo e collaboratore. Da lì si apre un percorso che lo porta a confrontarsi con alcune delle figure centrali del design e dell’architettura del Novecento, da Gio Ponti a Ettore Sottsass, da Vico Magistretti ad Achille Castiglioni. Un sistema di relazioni che non si limita alla progettazione, ma si estende alla cultura visiva e letteraria del tempo, coinvolgendo personalità come Jorge Amado, Andy Warhol e Kenzo Tange.

Il lavoro di Munari non si lascia ricondurre a un solo ambito. Gioielli, oggetti, arredi, grafica, moda, occhiali: ogni campo diventa un terreno di sperimentazione, spesso attraversato con la stessa libertà. Le sue collezioni di gioielli, in particolare, hanno segnato una traiettoria autonoma all’interno del design italiano, trovando riconoscimento internazionale e entrando nelle collezioni di istituzioni come il MoMA e il Metropolitan Museum of Art di New York. Più che uno stile, la sua ricerca sembra costruirsi per incontri e deviazioni, attraverso un’idea di progetto inteso come pratica aperta, mai definitivamente fissata. Questa attitudine ha reso le sue opere riconoscibili proprio nella loro capacità di sottrarsi a una definizione univoca.

Negli ultimi anni la sua figura è stata riletta e celebrata attraverso mostre e riconoscimenti, tra cui la nomina ad Accademico Olimpico Onorario nel 2016 e l’esposizione “MondoCleto” a Vicenza, che ha ripercorso la sua produzione come un atlante di oggetti e relazioni più che come una semplice retrospettiva. Anche nella fase finale della sua vita, segnata da un progressivo indebolimento delle condizioni di salute, Munari ha continuato a disegnare e a immaginare nuovi progetti. Un’attività che conferma una costante: l’idea del progetto come forma di pensiero continuo, indipendente dalla realizzazione materiale e capace di restare aperto fino all’ultimo.