Per anni è stato solo un acronimo utilizzato dai dipendenti e nella comunicazione quotidiana dello studio. Oggi, però, ZHA diventa il nome ufficiale della realtà fondata da Zaha Hadid. Dopo mesi di tensioni, la trasformazione è definitiva: lo storico marchio Zaha Hadid Architects lascia il posto a una nuova identità, segnando una svolta simbolica nella storia di uno degli studi di architettura più influenti al mondo.
L’ipotesi di un cambio di nome aveva iniziato a prendere forma già all’inizio di marzo, quando una sentenza della Corte d’Appello britannica aveva riconosciuto allo studio londinese, oggi diretto da Patrik Schumacher, la possibilità di interrompere l’accordo che gli consentiva di utilizzare il nome della sua fondatrice. Il rebranding dello studio mette così un punto alla lunga disputa con la Zaha Hadid Foundation sul marchio Zaha Hadid. Dal 2013 lo studio operava infatti grazie a un contratto di licenza firmato dalla stessa architetta, che prevedeva il pagamento di royalties per l’utilizzo del suo nome. Negli ultimi anni Schumacher aveva contestato quell’intesa, sostenendo che non vi fossero più i presupposti per continuare a versare i compensi alla fondazione. La pronuncia emessa nel Regno Unito all’inizio del 2026 ha dato ragione allo studio, aprendo la strada alla nascita della nuova identità.

Nel comunicato che accompagna il debutto del marchio, il direttore descrive il cambiamento come l’inizio di una nuova fase. L’acronimo ZHA, già ampiamente utilizzato nello studio, viene presentato come l’evoluzione naturale di un’azienda che è ormai riconosciuta e radicata nel contesto internazionale. A dieci anni dalla scomparsa della fondatrice, la practice è diventata una realtà globale che conta oltre 500 professionisti in più di 55 paesi che si occupano di oltre 120 progetti che spaziano tra ‘architettura, urbanistica, interior design e ricerca. Un’organizzazione che continua a riconoscersi nell’eredità di Hadid e, contemporaneamente, rivendica una dimensione collettiva, frutto del lavoro di centinaia di progettisti.

Nonostante la decisione presa da Schumacher sia stata legata a controversie legali ed economiche, la scelta di togliere il nome di Zaha Hadid dall’insegna dello studio – presente fin dalla sua apertura nel 1979 – acquista inevitabilmente un forte valore simbolico. È un passaggio che rende definitiva una separazione rimasta finora soltanto formale: i progetti portati avanti dallo studio proseguono nel solco tracciato dalla sua fondatrice ma il suo nome, che ne ha segnato la nascita, rimane per la prima volta fuori dalla porta.



