Dopo l’argento di Giosetta Fioroni e il rosso politico di Franco Angeli, il progetto Pantone di Inside Art approda al blu di Pino Pascali. Una terza tappa che, più che individuare un colore simbolo, intercetta una delle tensioni più profonde della sua ricerca: quella tra natura e artificio.
Realizzato in collaborazione con il brand grafico Rometone e con la collaborazione della Fondazione Pino Pascali, il progetto prende forma a partire da Vedova Blu (1968), una delle opere più iconiche dell’ultima stagione dell’artista. Qui il colore non svolge una funzione decorativa né descrittiva. Il blu interviene sulla forma stessa dell’opera, trasformando un animale potenzialmente minaccioso in una presenza familiare e quasi ludica.

L’iconica scultura rielabora l’immaginario della “black widow” attraverso un ribaltamento radicale: il ragno perde la sua aggressività e si presenta come una creatura monumentale rivestita di morbido pelo sintetico. È proprio il blu a rendere possibile questa metamorfosi. Non è un semplice rivestimento cromatico ma una materia che addomestica la forma, spostandola dal registro del perturbante a quello del gioco.
L’opera sintetizza molti dei temi che attraversano la breve ma densissima parabola di Pino Pascali. Nel clima romano degli anni Sessanta, l’artista costruisce infatti un linguaggio capace di attraversare scultura, scenografia, pubblicità e performance, facendo della materia uno strumento di reinvenzione del reale. I suoi animali, le sue armi, le sue superfici d’acqua e i suoi paesaggi non rappresentano mai il mondo così com’è: lo trasformano in costruzione culturale, in simulazione dichiarata, in immaginario.

Non è un caso che proprio il blu ritorni con insistenza nella sua opera. È il blu del mare mediterraneo che accompagna la memoria delle origini, ma è anche il blu industriale degli scovoli dei Bachi da setola, il blu artificiale delle acque di 32 mq di mare circa, il blu sintetico del pelo acrilico della Vedova Blu. Come spiega il curatore Antonio Frugis, in Pascali il colore attraversa un continuo slittamento tra natura e artificio: da una parte conserva il riferimento al paesaggio, dall’altra viene assorbito da quella che definisce una “nuova naturalità”, la dimensione antropologica e tecnologica della contemporaneità.
In questo senso il blu non è soltanto un colore ricorrente. È un punto di passaggio tra esperienza e costruzione dell’immagine, tra memoria del paesaggio e cultura materiale. Un orizzonte che accompagna l’intera ricerca dell’artista.



La scelta di Vedova Blu come terza tappa di Pantone appare quindi particolarmente significativa. Dopo l’argento che, nel lavoro di Giosetta Fioroni, trasformava l’immagine in apparizione e dopo il rosso che, nelle opere di Franco Angeli, condensava memoria politica e trauma storico, il blu di Pascali introduce una riflessione sul colore come spazio di trasformazione percettiva. Non un codice da decifrare ma un dispositivo che modifica il nostro rapporto con le cose.
A Polignano a Mare, dove la Fondazione Pino Pascali continua a sviluppare attività espositive, di ricerca e di formazione, questa eredità viene oggi riletta come un campo aperto di possibilità. Mostre, premi, incontri e programmi pubblici non si limitano a conservare la memoria dell’artista, ma ne verificano continuamente l’attualità.
Così il blu isolato da Rometone per la nuova edizione di Pantone non restituisce soltanto una tonalità. Restituisce un modo di guardare. Quello di un artista che ha saputo trasformare il paesaggio in immaginazione e l’artificio in una nuova forma di natura.



