Mancano meno di tre mesi all’apertura della Biennale di Gwangju, la più longeva rassegna d’arte contemporanea dell’Asia. A guidare questa nuova edizione è il regista e artista singaporiano Ho Tzu Nyen, affiancato da Che Kyongfa, Park Gahee e Brian Kuan Wood. Il titolo scelto, You Must Change Your Life, prende in prestito l’ultimo verso della celebre poesia Torso arcaico di Apollo di Rainer Maria Rilke.
Un’esortazione potente che diventa la chiave di lettura dell’intera biennale. Più che evocare una trasformazione radicale e definitiva, il progetto invita a osservare il cambiamento come un processo continuo, fatto di piccoli spostamenti quotidiani. La mostra si propone così come uno spazio in cui esercitare l’immaginazione, sperimentare nuove forme di relazione e affinare modi diversi di percepire il mondo, riconoscendo nel mutamento una pratica costante della vita contemporanea.

Nella visione di Ho Tzu Nyen, la mostra si configura come un racconto corale delle molteplici forme del cambiamento. Dai processi più intimi e individuali alle grandi svolte che attraversano la storia e la società , la trasformazione emerge come un filo conduttore capace di unire esperienze e prospettive diverse. In questo scenario, l’arte non si limita a registrare il mutamento, ma ne diventa parte attiva, contribuendo a generare nuovi modi di guardare, comprendere e abitare il mondo.
A sottolineare questa impostazione è anche una scelta curatoriale insolita: la sedicesima edizione sarà infatti quella con il numero più ridotto di artisti mai presentato nella storia della Biennale di Gwangju. Una decisione che privilegia la profondità rispetto all’ampiezza, offrendo a ciascun partecipante la possibilità di sviluppare il proprio percorso attraverso un corpus di opere più esteso. L’obiettivo è restituire la complessità delle ricerche artistiche nel loro divenire, evitando l’effetto di una semplice rassegna internazionale di nomi e tendenze.

Le opere riunite per l’occasione attraversano questioni centrali del presente: il dialogo sempre più stretto tra corpo e tecnologia, le pratiche di trasformazione spirituale, la costruzione della memoria collettiva, le forme della vita comunitaria e il rapporto tra l’essere umano e l’ambiente che lo circonda. Sullo sfondo, ma al tempo stesso al centro del progetto, si staglia Gwangju. La città , profondamente segnata dalle lotte per la democrazia che hanno attraversato la Corea del Sud, continua a incarnare un luogo in cui la ricerca artistica e il cambiamento politico si incontrano e si alimentano reciprocamente.
La sedicesima edizione della Biennale di Gwangju porterà insieme 43 artisti e collettivi provenienti da aree geografiche e contesti culturali differenti, dando vita a un panorama eterogeneo di pratiche, linguaggi e sensibilità . Il percorso espositivo intreccerà generazioni diverse, accostando figure che hanno segnato la storia dell’arte contemporanea a voci che oggi stanno ridefinendo i confini della ricerca artistica. Tra i protagonisti figurano nomi storici come Lygia Clark, Tehching Hsieh e Július Koller, le cui opere continuano a influenzare il dibattito internazionale sull’arte e sulle sue possibilità trasformative.

Accanto a loro trova spazio il collettivo May Mothers House, nato dall’esperienza delle madri delle vittime del Movimento Democratico del Maggio 1980. La loro presenza richiama una delle pagine più importanti della storia di Gwangju e testimonia come la memoria possa continuare a essere una forza attiva nel presente. Attraverso il loro lavoro, il legame tra arte, ricordo e impegno civile si rinnova, trasformandosi in uno spazio di confronto e di resistenza collettiva. Tra gli artisti selezionati per questa edizione compare anche l’italiana Rossella Biscotti, la cui ricerca si sviluppa lungo il confine tra memoria individuale e storia collettiva. Attraverso sculture, film, installazioni e un intenso lavoro d’archivio, l’artista porta alla luce vicende spesso marginali o dimenticate, esplorando il modo in cui i sistemi di potere modellano i racconti del passato e influenzano la costruzione della memoria.



