La ricerca artistica contemporanea necessita di spazi capaci di risuonare con le tensioni del presente, e la mostra Arte. Energia. Sostenibilità di Marco Angelini – curata da Jan Kozaczuk presso il Museo di Arte Contemporanea di Breslavia (MWW), e visitabile fino al 17 agosto 2026 – trova una sponda ideale nell’architettura che la ospita. L’edificio sorge all’interno del monumentale ex rifugio antiaereo Bauwerk I, progettato nel 1942 da Richard Konwiarz come una possente struttura cilindrica in cemento armato. Questa complessa eredità si riflette oggi al quarto piano del museo, i cui corridoi simili a tunnel ricordano un’astronave temporaneamente attraccata alla realtà urbana, un perimetro austero dove la specificità del luogo esalta il cortocircuito tra la vecchia funzione di isolamento bellico e l’attuale urgenza di salvaguardia ecologica.

In questo scenario, la pratica di Angelini si propone come una riflessione sulle trasformazioni della civiltà tecnologica e sullo sviluppo sostenibile, ponendo al centro la figura dell’Homo Faber descritta da Hannah Arendt in La condizione umana del 1958, ovvero l’essere umano che modella la propria realtà materiale popolandola di artefatti, per poi subire l’influsso retroattivo e interrogarsi sulla responsabilità etica delle proprie azioni. Questo dilemma si traduce in una costante tensione tra organico e artificiale, arricchita dalle tesi di Lewis Mumford sul mito della macchina e sulla necessità di un umanesimo organico in cui i dispositivi elettronici si facciano veicoli di esplorazione cognitiva.

Nato a Roma nel 1971, Angelini vive e lavora tra la capitale italiana e Varsavia, sviluppando una solida carriera internazionale che lo ha visto esporre in importanti istituzioni globali, da New York a Tel Aviv e Abu Dhabi. La sua ricerca vanta tappe storiche cruciali, come la partecipazione alla 54ª Biennale di Venezia nel 2011 per il Padiglione Italia nel mondo, e una sequenza di mostre personali in spazi di rilievo tra cui il Museo Carlo Bilotti di Roma nel 2015, il Passage del Museion di Bolzano nel 2017 con l’installazione Solchi Urbani, il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università La Sapienza nel 2018, e il Museo Bastion 23 ad Algeri nel 2019. Negli ultimi anni l’artista ha radicalizzato la sua indagine sui temi dell’energia e della sostenibilità, portando i suoi progetti all’Istituto Italiano di Cultura di Santiago del Cile nel 2022 e, più recentemente, alla galleria YAY di Baku in occasione della COP29 con la mostra La luce come metafora di transizione energetica, consolidando il sodalizio con il curatore Jan Kozaczuk nella personale Sublimazione a Varsavia nel 2024, fino ad approdare alle esposizioni del 2025 presso la Galleria Sleńdzińskich a Białystok e a Villa Altieri a Roma.

A Breslavia l’itinerario espositivo, composto di 71 opere in totale, traduce questo ricco bagaglio concettuale convertendo gli scarti in matrici estetiche, a partire dal ciclo delle lampadine sviluppato tra il 2021 e il 2024, in cui semplici oggetti quotidiani logorati da fuliggine e crepe rivelano una inaspettata energia residua; tra questi spicca la tela “Eureka”, dove una lampadina monumentale posta su fasce geometriche blu evoca sia i viaggi di Jules Verne sia le teorie archetipiche di Carl Gustav Jung sulla forza dell’astrazione. L’indagine prosegue con la serie dedicata ai pannelli fotovoltaici realizzati tra il 2018 e il 2025, in cui moduli solari dismessi vengono integrati a strutture biomorfiche, simulando una permanente cattura della luce attraverso le fessurazioni della materia, e con la serie degli astronauti del 2023, dove componenti micro-elettroniche diventano metafora della curiosità umana verso l’ignoto. Il nucleo centrale della mostra si concentra in un ambiente semioscuro in cui le fonti LED, collocate sotto le tele o ai lati di esse, animano i lavori rivelando strati nascosti di significato, mentre i materiali riciclati si trasformano in portatori di memoria collettiva.

Qui emerge la simbologia spaziale dei quattro punti cardinali, concepita come una bussola dell’esperienza umana: l’asse Nord-Sud è occupato dalle tele di grande formato Forme e colori – Nord e Progresso tecnologico – Sud, composte da schiuma poliuretanica fonoassorbente, fili elettrici, vetri riflettenti e corde, illuminate da LED posteriori quadrati per il Nord, a indicare stabilità, e circolari per il Sud, a simboleggiare la ciclicità; l’asse Est-Ovest presenta invece Uomo-guerriero – Est, in cui un profilo antropomorfo di chiodi e celle solari indaga la memoria tecnologica del corpo, e Ovest, dove geometrie rigorose si fondono a uccelli di carta piegata a origami in un inno alla migrazione e al mutamento. Questa composizione stratificata si espande sul soffitto della sala attraverso la video-art Orione – Cassiopea – Orsa Maggiore del 2020, in cui le costellazioni stellari emergono come figure pitagoriche dal nulla cosmico, unificando la mostra sotto il segno dell’ordine geometrico celeste in dialogo con la terra.

Il percorso, introdotto dalle alterazioni percettive del video Kroki del 2018, trova la sua risoluzione poetica e concettuale nel video Solaris in fabula del 2014, che riprende l’impianto filologico di Lisbon Story di Wim Wenders. Se nel film del regista tedesco la città si svela attraverso la cattura dell’architettura sonora, nel video di Angelini lo spazio antropico viene esplorato tramite luce, colore e struttura, affidando un ruolo centrale alla mimica facciale e all’espressività dello stesso curatore Jan Kozaczuk; i rumori della quotidianità, come i clacson, i passi nei vicoli e le conversazioni, si intrecciano alla materia dei quadri restituendo stati emotivi che oscillano tra lo smarrimento e la speranza. In questo modo la mostra si chiude lasciando il pubblico con quesiti cruciali sul ruolo del singolo nella struttura dinamica della comunità, sulle reali conseguenze delle energie pulite e sulla capacità dell’arte di farsi mediatore tra tecnica e natura, trasformando il museo in una vibrante e necessaria arena di provocazione ecologica.
All images: photo by M. Kujda
Arte. Energia. Sostenibilità
Fino al 18 agosto 2026
MWW Muzeum Współczesne, Breslavia (Polonia)


