Il tempo ritrovato di Mark Lyon al Centro Internazionale di Fotografia di Palermo

Dal 16 maggio lo spazio palermitano ospita la prima mostra italiana del fotografo americano Mark Lyon con un percorso di oltre quarant’anni di ricerca visiva

Sarà inaugurata sabato 16 maggio al Centro Internazionale di Fotografia di Palermo Aorta, ampia retrospettiva dedicata al fotografo americano Mark Lyon, visitabile fino al 12 giugno. Nato a La Jolla, in California, nel 1952 e residente in Francia da oltre venticinque anni, Lyon approda per la prima volta in Italia con una mostra che restituisce la complessità di uno sguardo costruito nel corso di più di quattro decenni di pratica fotografica.

La sua ricerca, da sempre refrattaria a qualsiasi classificazione rigida, attraversa ritratto, paesaggio, architettura e documentazione culturale, mantenendo una tensione costante verso la dimensione umana dell’immagine. Le sue opere fanno oggi parte di importanti collezioni pubbliche e private internazionali, tra cui quelle del FRAC Nouvelle-Aquitaine, del Centre National des Arts Plastiques e del Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris.

La mostra palermitana riunisce oltre cinquanta fotografie realizzate tra Europa e Stati Uniti, componendo un itinerario visivo che mette in relazione epoche, geografie e relazioni personali. Cuore del progetto espositivo è la serie dedicata alla Casa della fanciulla di Santa Ninfa, nel trapanese, nata da un incontro fortuito e destinata a trasformarsi in una riflessione profonda sul tempo e sull’identità.

Lyon scopre questo luogo nel 2013 grazie a Paolo Martino, vicino di casa newyorkese il cui padre aveva fondato l’istituto. In quell’occasione realizza una prima serie di ritratti di bambini, fotografati in 24×36 davanti a uno sfondo neutro, quasi sospesi in uno spazio ancora privo di definizione narrativa. Dodici anni dopo torna a incontrare quegli stessi volti, ormai adolescenti, e li ritrae nuovamente con una camera a banco ottico, lasciando che siano loro a scegliere i luoghi nei quali raccontarsi.

Nascono così dittici di intensa delicatezza, nei quali il tempo non appare come frattura ma come continuità emotiva. L’infanzia e l’adolescenza dialogano nella stessa immagine mentale, mentre i paesaggi scelti dai ragazzi diventano estensione della loro identità mutevole. La fotografia, nel lavoro di Lyon, smette di essere semplice registrazione del reale e si trasforma in spazio relazionale, dispositivo di memoria e metamorfosi.

Accanto a questa serie, Aorta presenta una selezione di lavori realizzati nell’arco di quarant’anni: dai ritratti della New York degli anni Novanta, con figure centrali della fotografia e del cinema come Bob Richardson, Richard Prince, William Eggleston e Franco Rossellini, fino alle immagini dedicate ai gemelli del celebre Twins Days Festival di Twinsburg. In queste opere il doppio diventa figura simbolica della somiglianza e della differenza, della costruzione identitaria e della sua inevitabile instabilità.

Il colore, spesso intenso e saturo, restituisce la vitalità di un mondo osservato con partecipazione e stupore. Tra stampe analogiche e digitali emerge una pratica fotografica capace di tenere insieme immediatezza e contemplazione, tensione documentaria e sensibilità poetica. Anche nei soggetti apparentemente marginali — un cigno colto in un gesto quasi teatrale o l’energia febbrile di un concerto al Bataclan — Lyon ricerca una vibrazione emotiva che attraversa il presente.

Formatosi tra Stati Uniti e Francia, Mark Lyon studia letteratura e fotografia al Bennington College prima di conseguire un Master in fotografia a Yale. Fondamentale nella sua formazione è l’incontro con Richard Avedon, così come la collaborazione con Bob Richardson, che lo incoraggerà a sviluppare un percorso autonomo tra ricerca artistica e committenza editoriale. Nel corso della sua carriera ha inoltre insegnato fotografia alla Columbia University e all’ENSAPC.

Tra i suoi progetti più noti figurano PURE (2004), dedicato all’adolescenza di una giovane vicina di casa a New York, Fantasma de Carne (2012), nato in dialogo con la scrittrice Christine Montalbetti, e Les Jardins de la Pirotterie (2016), riflessione sull’architettura sociale contemporanea in Francia. Nel 2021 il CNAP sostiene il progetto FREE CONTACTS, serie di ritratti dedicata alle persone in esilio in Italia e nel Mediterraneo. Curata da Mark Lyon e Ugo Casubolo Ferro, con un testo di Carla Floccari, la mostra è sostenuta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Palermo e dall’Institut français Palermo.

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