Il nonsense di Ndayé Kouagou alla Collezione Maramotti

Alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia la prima personale in Italia dell’artista parigino Ndayé Kouagou, che riunisce opere recenti e lavori realizzati appositamente per la mostra

In occasione dell’edizione 2026 di FOTOGRAFIA EUROPEA, che ha come tema Fantasmi del quotidiano, la Collezione Maramotti offre al suo pubblico, fino al 26 luglio, la prima esposizione personale dell’artista francese Ndayé Kouagou, Heaven’s truth, allegoria di una società contemporanea intrisa di apparenze e di necessità di esprimere giudizi e opinioni.

Ad accogliere i giornalisti, una performance di Kouagou, Please don’t be, con la partecipazione anche di Salber Lee Williams. Un botta e risposta, ironico e, per certi versi, paradossale, tra i due artisti, un gioco linguistico che ha visto l’interazione con il pubblico rendere l’azione performativa ancora più divertente, un’azione incentrata nel decostruire la struttura del linguaggio su un tema specifico e cioè su come la straordinarietà di una persona possa essere considerata o una dote naturale, presente fin dalla nascita, o un qualcosa di acquisito nel tempo. La performance ha fatto da apripista a un’esposizione totalmente incentrata sull’ambiguità del linguaggio contemporaneo, su come esso viene recepito dalle persone, spesso senza essere messo in dubbio.

Discostandosi dalla modalità fotografica tradizionale, Heaven’s truth segue il linguaggio comunicativo e visivo proprio del fotoromanzo, con l’utilizzo di diversi medium come il video, sculture tridimensionali e opere grafiche a parete. Ndayé Kouagou racconta una storia, la impersonifica, la mette in scena, con ironia e acume: con il suo stile istrionico e performativo traccia il perimetro di un ipotetico Paradiso che rispecchia le dinamiche del mondo terreno, soggetto agli intricati dilemmi del Giudizio. Il video, suddiviso in tre capitoli, costituisce la spina dorsale della mostra, da cui Kouagou estrapola i personaggi che poi rende tridimensionali negli spazi della Collezione Maramotti e bidimensionali esposti a parete.

Nell’intero percorso della mostra la presenza in video dell’artista introduce e racconta i protagonisti di una storia esistenziale, che pone domande sulla vita e sulla morte, guidando il visitatore attraverso le peripezie di quattro “tipi” universali. Le vicende di questi personaggi – canini, umani, fisicamente mascherati e psicologicamente rivelati, archetipi del mondo occidentale – si intrecciano con il destino del narratore in un’idea di Paradiso paradossale. Il sorriso che questa realtà messa in scena da Kouagou scaturisce fa riflettere sulle dinamiche contemporanee, sull’uso del linguaggio, sulla dinamica della messa in dubbio, rendendo i suoi personaggi delle vere “macchiette”, che grazie alla loro irriverenza e trasgressione accendono una lampadina nelle menti di chi li guarda.

L’ambiguità è sempre dietro l’angolo, nascosta nelle parole, nelle rappresentazioni, in ciò che solitamente il mondo accoglie come assodato, quasi senza giudizio. Anche se la narrazione di Heaven’s truth scorre secondo un ordine definito dalla sequenzialità delle stanze, la vera identità di questo progetto è un qualcosa di fluido, di non lineare, un non senso vero e proprio. Nell’installazione video Here & Elsewhere, come anche il titolo stesso dell’opera ci induce a pensare, l’autore si rivolge a un pubblico indistinto diffondendo perle di saggezza e massime esistenziali, teso verso un non luogo paradossale; alla sua presenza si alternano delle dirette giornalistiche in cui si parla molto, ma senza portare a nulla, in un gioco del nonsense che è la colonna portante dell’itera esposizione.

Le stampe a parete, estrapolate dal video A coin is a coin, già parte dell’archivio della Collezione Maramotti, demarcano un percorso che riflette sul significato della libertà, interrogandosi e interrogandoci su riflessioni concettuali relative ai due lati di una stessa moneta. Kouagou parla al mondo, delle sue convenzioni, dei suoi cliché, mettendo in scena un linguaggio che sa decostruire l’ambiguità mentre la mostra, la rivela. È proprio questo, lo smascheramento ironico e sornione, che rende spiazzante la sua opera esposta. È una società contraddittoria quella di cui racconta l’artista, è la nostra, sempre interconnessa, sempre pronta a rispondere qualcosa, non qualcosa di definito e sensato, ma qualcosa solo per rispondere, solo per accumulare contenuti e significati, in un costante nonsense, lo stesso che è messo in scena da Kouagou nella mostra Heaven’s truth alla Collezione Maramotti.

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