L’architettura, nel caso della carriera di Donald Trump – in cui ideologia politica e imprenditoria tendono a sovrapporsi -, assume il ruolo di strumento di rappresentazione, che costruisce un linguaggio in cui sviluppo verticale e imponenza diventano simboli di una figura pubblica, che punta a rendersi riconoscibile anche nello spazio urbano.In questa prospettiva, il profilo delle città diventa una superficie su cui imprimere segni riconoscibili.
Le torri che portano il suo nome non si limitano a occupare il territorio, ma lo dominano visivamente, cercando di emergere sopra tutto ciò che le circonda. Nel tempo, questa tendenza si è consolidata in una grammatica costante, dove ogni nuova torre sembra inserirsi in una progressione simbolica prima ancora che urbanistica. Con l’entrata di Trump alla Casa Bianca, questa idea non si è attenuata, ma ha assunto una forma ancora più esplicita. L’architettura è diventata uno strumento attraverso cui rappresentare una certa visione dell’America, spesso intrecciata con la propria immagine personale e politica. In questo quadro, il costruire non è mai stato un gesto neutro, ma un atto carico di significati simbolici.

Nel gennaio del 2025, il Presidente ha infatti reintrodotto un’ordinanza che mirava a orientare gli edifici pubblici verso uno stile classico e pre-modernista. L’obiettivo dichiarato era quello di promuovere un’architettura civica capace, nelle sue intenzioni, di suscitare “l’ammirazione del pubblico”. Da quel momento, anche la Casa Bianca è entrata in una nuova fase estetica: dopo decenni di interventi più o meno reversibili nel secondo dopoguerra, l’edificio ha conosciuto trasformazioni più marcate, segnate da un gusto opulento e talvolta vicino al kitsch, influenzato direttamente da Trump e la sua amministrazione.
In continuità con questa visione, che si muove tra interesse pubblico e privato, si inserisce l’annuncio della futura Trump Tower a Tbilisi, in Georgia: un grattacielo di 70 piani destinato a diventare il più alto del Paese. Il progetto, firmato dallo studio internazionale Gensler, nasce dalla collaborazione tra la Trump Organization e partner locali, con l’obiettivo di dare forma a un nuovo punto di riferimento urbano. Come ha spiegato Eric Trump, vicepresidente della società, il grattacielo georgiano rappresenterebbe la prosecuzione naturale della linea di torri Trump, con l’ambizione di inserire un modello riconosciuto a livello internazionale nella città.

La torre di Tbilisi – che secondo le previsioni ospiterà appartamenti e negozi di lusso -, assume una valenza diversa dalle altre, anche per il contesto politico che la circonda: un presidente che, attraverso la propria azienda, proietta la propria immagine imprenditoriale su uno Stato con cui i rapporti istituzionali hanno avuto nel tempo dinamiche non sempre lineari. Resta quindi da capire quale sarà il destino di questo progetto e, più in generale, della sua traduzione concreta nello spazio urbano.
I progetti architettonici più recenti proposti da Donald Trump, come la Sala da Ballo della Casa Bianca, hanno infatti incontrato un forte dibattito pubblico e critiche anche in ambito politico, segno di una sensibilità crescente verso interventi percepiti come invasivi o simbolicamente polarizzanti.



