Orsoni Venezia 1888 apre le porte al contemporaneo

La settima edizione del premio GAeM, curata da Sabina Ghinassi e Antonio Rocca, porta i nuovi talenti del mosaico contemporaneo e l'artista libanese Omar Mismar negli spazi della Domus Orsoni

La bellezza dell’arte risiede nella sua capacità di evolversi insieme ai cambiamenti del mondo. Quando una forma estetica attraversa le epoche, non lo fa perché resta immutata, ma perché possiede un’attitudine quasi biologica all’evoluzione: muta pelle, si adatta, assorbe nuove sensibilità. Eppure, pensando all’arte del mosaico, l’immaginario collettivo continua ad associarla a una solennità immobile, museale, come se si trattasse di un linguaggio che ancora fa fatica a dialogare con il presente, quando invece è proprio nella sua capacità di reinventarsi che il mosaico può trovare un fascio di luce all’interno dei linguaggi artistici contemporanei.

Dopo la prima tappa a Ravenna, città che più di ogni altra custodisce l’anima antica del mosaico, il VII Premio Internazionale GAeM – Giovani Artisti e Mosaico, curato da Sabina Ghinassi e Antonio Rocca, si sposta fino al 20 giugno negli spazi della Domus Orsoni nel cuore di Cannaregio, rappresentando la prova tangibile di come una forma espressiva millenaria possa evolversi senza tradire la propria natura. Negli ultimi decenni, il mosaico si è progressivamente affermato come linguaggio capace di aprirsi a forme sperimentali che sempre di più prevedono l’uso di materiali non convenzionali, in un dialogo continuo tra tradizione innovazione. Grazie alla natura del mosaico – fatta di frammenti, tessere, interruzioni – trova interpretazione anche l’immaginario poetico di artisti che non necessariamente sono soliti esprimersi attraverso questo linguaggio.

Nell’ambito della Biennale di Mosaico Contemporaneo di Ravenna – evento promosso e organizzato dall’Assessorato alla Cultura e al Mosaico e dal Museo d’arte della Città, giunto alla IX edizione – il Premio GAeM si configura come l’osservatorio sulle pratiche artistiche under 35 sostenuto da Orsoni Venezia 1888 e Fondazione Cingoli, dove, attraverso lo sguardo di quindici giovani talenti, l’arte musiva si spoglia della sua corazza tradizionale per farsi linguaggio fluido e metaforico.

Entrando negli spazi della Domus Orsoni, la mostra prende il via con l’opera Two Unidentified Lovers in a Car (2025) dell’artista libanese Omar Mismar (Beirut, 1986). L’arrivo del suo lavoro a Venezia, segna un nuovo capitolo della sua ricerca che intreccia memoria storica e riflessione politica, reduce dal successo della mostra Studies in Mosaics, presentata alla IX Biennale di Mosaico di Ravenna. La mostra venne ospitata nelle sale di Palazzo Rasponi delle Teste, dove l’opera di Mismar ha dialogato con la mostra Breath di Shahzia Sikander, entrambe a cura di Serena Simoni e Daniele Torcellini.

La sua pratica trasforma il mosaico in un linguaggio critico e poetico, un vero “atto di resistenza visiva” dove la frammentazione diventa uno strumento per indagare le tensioni tra sfera pubblica e dimensione intima. In particolare, l’opera Two Unidentified Lovers in a Car (2025) nasce dalla collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Ravenna e rilegge l’estetica bizantina – dai cieli stellati di Galla Placidia ai verdi di San Vitale – per mettere in scena frammenti di vita queer. Sospesa tra rivelazione e occultamento, l’opera dialoga profondamente con l’identità della fornace, confermandola come luogo d’elezione dove la materia millenaria si trasforma in un dispositivo attuale per esplorare il desiderio e l’identità contemporanea.

Proseguendo all’interno del percorso espositivo, al primo piano della Domus Orsoni ci accoglie l’opera di Luca Federico Ferraro, Bordo Mare (2025), vincitore della VII edizione del Premio Internazionale GAeM per la sezione dedicata ai linguaggi non convenzionali e sperimentali, sviluppata insieme alla Fondazione Cingoli. L’opera trasforma materiali industriali in un’immagine del mare, evocando paesaggi vasti ma racchiusi in un linguaggio addomesticato, quello delle piscine, e nasce come riflessione sul nostro desiderio di dominio e controllo della Natura. Posta in dialogo, troviamo la seconda opera vincitrice, Madonna (2024) di Sofia Liapis, realizzata in collaborazione con la storica fornace, che rilegge in chiave critica l’immagine classica della Maternità.

Con la testa appoggiata sulla mano e lo sguardo assorto, questa Madonna che allatta appare distante dall’iconografia tradizionale. Attraverso un mosaico eseguito con tecniche antiche ma ricco di messaggi attuali, l’opera apre uno spazio critico sul significato contemporaneo della maternità. Accanto alle opere vincitrici, troviamo lavori dei finalisti che rileggono il linguaggio musivo attraverso l’uso di materiali inaspettati. Qui il mosaico diventa un campo aperto, dove la manualità arcaica incontra la logica dei pixel e materiali di scarto: gusci d’uovo, frammenti vitrei, cartone e caffè diventano le nuove unità di un sistema armonioso e complesso. Il Premio Internazionale Giovani Artisti e Mosaico, rappresenta, l’occasione di sfidare una tecnica millenaria, di scoprire le infinite possibilità espressive del mosaico, il quale riflette ancora oggi con forza sorprendente, le traiettorie inattese del presente.

VII Premio Internazionale GAeM – Giovani Artisti e Mosaico,
fino al 20 giugno 2026
Domus Orsoni – Cannaregio 1045 A
info: artculture.orsoni.com

Articoli correlati