A Venezia, nella stagione della Biennale, il mosaico torna al centro della scena contemporanea. Non come linguaggio del passato, ma come campo di ricerca attivo, attraversato da nuove generazioni e pratiche ibride. È in questo contesto che Orsoni Venezia 1888 ospita per la prima volta nella Domus Orsoni il VII il Premio Internazionale GAeM – Giovani Artisti e Mosaico, che, dopo la tappa ottobrina a Ravenna alla Biblioteca Classense, arriva nel capoluogo veneto per la prima volta. Il progetto, nato dalla collaborazione con la Biennale di Mosaico Contemporaneo di Ravenna e per questa edizione curato da Sabina Ghinassi e Antonio Rocca, presenta infatti dal 24 aprile al 20 giugno 2026 (con preview su invito il 23 aprile alle ore 18:00) una selezione degli artisti finalisti under 35 in mostra a Ravenna nel 2025, offrendo uno spaccato delle ricerche attuali sul mosaico. Più che una semplice rassegna, l’iniziativa si configura come un osservatorio sulle possibilità contemporanee di una tecnica storica, tra recupero dei processi tradizionali e aperture verso pratiche sperimentale. In mostra convivono approcci molto diversi: da un lato lavori che interrogano materiali e saperi della tradizione, dall’altro opere che spingono il mosaico verso territori concettuali, installativi e interdisciplinari.


Le quindici opere esposte restituiscono una scena articolata, in cui convivono rigore e libertà. Tra gli artisti presenti: Adelaida Rosh Sharakhova, Aleda Shqalsi, Anica Kitanoska, Elena Andreea Diaconita, Elisa Pietracito, Gaia Liberatore, Giovanni Manara, Greta Di Naccio, Jessica Ferro, Pedro Silvani, Vera Belikova, Yuyu Zhao insieme ai vincitori Sofia Liapis (premiata per la sezione dedicata al mosaico tradizionale in collaborazione con Orsoni Venezia 1888) e Luca Federico Ferrero (a cui è stato conferito un riconoscimento nella sezione sperimentale sviluppata con Fondazione Cingoli), le cui opere sono entrate nella Collezione di Mosaici Contemporanei del MAR di Ravenna. A Silvia Mantellini Faieta è stata invece assegnata una menzione specialeper l’installazione Sidus.
Accanto al Premio Internazionale GAeM, la programmazione primaverile di Orsoni Art & Culture include anche l’opera Two Unidentified Lovers in a Car di Omar Mismar, artista libanese già protagonista a Ravenna con la mostra Studies in Mosaics. L’arrivo a Venezia segna un ulteriore sviluppo della sua ricerca, che attraversa mosaico, video, fotografia e installazione. Nel lavoro di Mismar, il mosaico diventa un dispositivo critico: non solo tecnica, ma linguaggio attraverso cui affrontare temi come memoria, rappresentazione e identità.

Two Unidentified Lovers in a Car, realizzata in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti Statale di Ravenna, rielabora elementi iconici della tradizione musiva ravennate – dai cieli stellati del Mausoleo di Galla Placidia alle cromie delle basiliche – per costruire immagini sospese tra visibilità e sottrazione. Come in opere precedenti, l’artista mette in scena frammenti di intimità queer, aprendo una riflessione sulle dinamiche tra sfera privata e spazio pubblico. Inserita nello stesso contesto espositivo del Premio Internazionale GAeM, il lavoro entra in dialogo con la storica fornace Orsoni, sottolineando il ruolo del mosaico come pratica ancora capace di generare nuove immagini e nuovi significati.
info: artculture.orsoni.com


