Gli ultimi lavori di Tracey Emin alla Lorcan O’Neill, l’arte come forma di elaborazione

L'artista presenta una nuova serie di lavori tra Londra e Margate in cui pittura e disegno rielaborano esperienza personale e autobiografia attraverso un linguaggio sempre più essenziale e controllato

Tracey Emin, You Should Have Saved Me
opening: 30 aprile 2026 – ore 18.00
dal 1 maggio al 23 luglio 2026

Lorcan O’Neill – Vicolo de’ Catinari, 3, Roma

«Essere pazienti è così importante nell’arte, soprattutto nella pittura: sapere quando iniziare e quando fermarsi, non avere paura di lasciare andare o distruggere, capire quando è finita». Una riflessione che offre una chiave di lettura per i lavori più recenti di Tracey Emin, in cui il gesto resta diretto e immediato ma si misura sempre più con un controllo interno.

Alla Lorcan O’Neill inaugura il 30 aprile You Should Have Saved Me, la nuova mostra di Tracey Emin. Il progetto riunisce opere realizzate negli ultimi due anni tra gli studi di Londra e Margate, segnando una fase in cui pittura e lavori su carta si concentrano su una sintesi formale sempre più essenziale. Al centro rimane il corpo, o la sua traccia, insieme a una dimensione autobiografica che non si traduce più in narrazione esplicita, ma in immagini ridotte all’osso: figure isolate, segni rapidi, superfici spoglie. In questo spostamento, il lavoro sembra insistere meno sull’esposizione diretta dell’esperienza e più sulla sua elaborazione, come se l’immagine diventasse un luogo di passaggio fatto di vulnerabilità e ricostruzione.

Un passaggio recente importante nella lettura del lavoro di Tracey Emin è stata la grande mostra Sex and Solitude a Palazzo Strozzi, dove il suo percorso è stato presentato attraverso una selezione ampia di opere tra pittura, disegno, neon e scultura. L’esposizione ha insistito proprio su quei due poli che strutturano la sua ricerca — la dimensione del corpo e quella della solitudine — costruendo un racconto in cui l’autobiografia viene trasformata in linguaggio visivo diretto e spesso non mediato. In quel contesto, il lavoro di Emin è stato letto dentro una cornice fortemente istituzionale, che ne ha consolidato la centralità nel panorama contemporaneo, ma anche evidenziato la natura ormai pienamente musealizzata della sua pratica. Le opere recenti, invece, suggeriscono una tensione costante tra impulso e controllo. Da un lato, la velocità del segno e la sua urgenza emotiva; dall’altro, una crescente attenzione alla soglia in cui l’immagine si considera conclusa, o deve essere lasciata andare.

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