A Palazzo Esposizioni la musica è metafora di vita

La mostra, a cura di Guido Bellachioma, analizza la musica nell'arte come spazio comune in cui le persone si perdono per poi ritrovarsi

Palazzo delle esposizioni

Roma

Romasuona. La musica in Italia 1970-1979
dal 1 maggio al 12 luglio 2026
Palazzo Esposizioni Roma – via Nazionale, 194, Roma

C’è un momento, negli anni Settanta italiani, in cui la musica smette di essere soltanto musica. Diventa spazio pubblico, linguaggio collettivo, dispositivo di riconoscimento e conflitto. Succede soprattutto a Roma, città che in quel decennio funziona come una soglia instabile: attraversata da scene artistiche, pratiche politiche, club, teatri improvvisati e una rete di suoni che non si limitano a rappresentare il presente, ma lo modellano.

È da questa idea di musica come forma di vita condivisa che prende avvio Romasuona. La musica in Italia 1970-1979, la nuova mostra di Palazzo Esposizioni Roma, che inaugura un percorso dedicato alla scena musicale italiana degli anni Settanta. Più che un’esposizione celebrativa, il progetto costruisce una ricognizione di un decennio in cui Roma diventa crocevia di linguaggi e sperimentazioni, dove la distinzione tra alta e bassa cultura si dissolve in una continua contaminazione tra musica, poesia, cinema e arti visive.

In quegli anni la musica italiana attraversa una trasformazione profonda: il cantautorato si afferma come forma narrativa centrale — da Francesco De Gregori a Lucio Battisti, da Rino Gaetano a Renato Zero — mentre la scena sperimentale e prog (PFM, Banco del Mutuo Soccorso, Area) dialoga con le avanguardie internazionali e con una nuova idea di suono come forma politica e percettiva. Roma, in questo contesto, non è solo sfondo ma infrastruttura attiva: un luogo in cui i linguaggi si sovrappongono e si contaminano.

Il progetto espositivo, affidato al collettivo THREES — ideatori del festival Terraforma — costruisce questo racconto attraverso un archivio esteso e volutamente eterogeneo: circa 700 materiali tra fotografie, video, manifesti, fanzine, strumenti musicali e copertine di vinili. A questi si aggiunge una mappatura dei luoghi della musica romana, dai club ai parchi alle sale concerto, che restituisce l’idea di una città attraversata da una geografia sonora diffusa, più che da scene isolate.

Accanto al materiale d’archivio, una colonna sonora originale e una serie di video-interviste realizzate da Stefano Pistolini con figure come Renzo Arbore, Carlo Massarini e altri protagonisti dell’epoca contribuiscono a restituire la stratificazione del periodo, senza ridurlo a mito retrospettivo. La musica non accompagna il percorso espositivo: lo struttura, ne scandisce il ritmo, ne orienta la percezione.

Il progetto si inserisce inoltre in dialogo con la mostra dedicata a Mario Schifano, che si svolge contemporaneamente al piano nobile di Palazzo Esposizioni, e riattiva un filo storico preciso: quello delle sperimentazioni tra arti visive e musica che trovano una delle loro prime sintesi nella serata Grande angolo, sogni & stelle al Piper Club nel 1967, tra proiezioni, luci stroboscopiche e performance collettive.

La mostra si chiude idealmente con l’evocazione del Festival internazionale dei poeti del 1979 a Castelporziano, uno degli episodi più emblematici di quella stagione: un evento caotico e affollato, dove la poesia diventa pratica pubblica e performativa, attraversata da figure come Allen Ginsberg, Gregory Corso ed Ezra Pound della Beat Generation italiana e internazionale.

Più che restituire un decennio, Romasuona sembra interrogare una possibilità storica: quella di una cultura in cui la musica non era ancora un linguaggio autonomo e separato, ma una forma di esperienza condivisa, capace di ridisegnare lo spazio sociale e urbano.

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