Roma, per qualche giorno, si trasforma in un laboratorio diffuso di pratiche artistiche che hanno un obiettivo dichiarato e insieme fragile: parlare di pace senza retorica. Il 24 aprile, mostre, incontri e azioni performative animano spazi, coinvolgono artisti provenienti da contesti differenti e intrecciando produzione estetica e impegno civile.
Tra questi, il progetto 24 Women for Peace del curatore Edoardo Marcenaro, il 24 aprile nello Spazio Mimesis, con 24 artiste italiane e internazionali che indagheranno la tematica: Alessia Nardi, Arianna Matta, Carla Sacco, Carolina Lombardi, Caterina Ciuffetelli, Cecilia Luci, Cinzia Colombo, Claudia Quintieri, Consuelo Mura, Emanuela Camacci, Emanuela Lena, Evelyne Baly, Francesca di Ciaula, Laura VdB Facchini, Lucia Sapienza, Mahshid Mussavi, Ombretta Gamberale, Paola Romoli Venturi, Roberta Maola, Shaghayegh Sharafi, Silvia Stucky, Valentina Bellomo, Virginia Ryan, Ysabel Dehais.

Come si legge nel testo curatoriale di Marcenaro, “Il 22 gennaio 2026 Donald Trump al World Economic Forum di Davos annuncia la nascita del Board of Peace, organismo internazionale con il compito di garantire la pace e la ricostruzione nella Strisca di Gaza. “Una volta che questo board sarà completamente formato, potremo fare praticamente tutto ciò che vogliamo, in collaborazione con l’ONU”, considerando che le Nazioni Unite hanno “tremende potenzialità, ma non vengono utilizzate”. Quello che è successo negli ultimi tre mesi parla da sè. Canticchiando (casualmente) Kill for Peace dei Fugs, scrivo su un foglio The Board of Peace, con la matita blu cancello “Bo” e sostituisco la “d” con la “t”. The Art of Peace è la nostra risposta alle iniziative di pace realizzate attraverso la guerra e senza il minimo rispetto dei tratti internazionali, Carta delle Nazioni Unite in primis. Le parole sono belle, ma le opere parlano, diceva Goethe. E qui mi fermo. I give the floor (come direbbero in altre sedi) alle opere delle 24 artiste esposte allo Spazio Mimesis. Make Art for Peace“.



L’obiettivo di RAW for Peace è dimostrare che l’arte, quando si sottrae alla dimensione autoreferenziale è una pratica concreta di relazione. Per un giorno, artisti, curatori, gallerie e spazi culturali danno vita a eventi diffusi in tutta la città, tra arte, poesia, musica, letteratura e performance, creando una rete di appuntamenti aperti al pubblico e un messaggio condiviso di partecipazione e responsabilità culturale.


