L’Onda di Hokusai al Palazzo delle Paure a Lecco tra arte tradizionale giapponese e rapporti con l’occidente

Lo spazio espositivo lariano dedica una mostra all’opera più famosa dell’artista nipponico e al suo contesto storico-artistico

Sarà visitabile fino alla fine di settembre la mostra HOKUSAI. Il segreto dell’Onda che attraversa l’Europa presso il Palazzo delle Paure di Lecco, curata da Paolo Linetti, direttore del Museo d’Arte Orientale Collezione Mazzocchi di Coccaglio (BS), con il contributo di Simona Bartolena e in collaborazione con ViDi Cultural, Ponte34, il Comune di Lecco e il Sistema Museale Urbano Lecchese (SiMUL).

Il percorso espositivo si propone di presentare le opere di uno degli artisti giapponesi più famosi di tutti i tempi a partire da due fulcri tematici principali: l’acqua, elemento ricorrente nella sua produzione sotto forma di onde, cascate, laghi, neve, nonché carattere distintivo della città lariana, e il rapporto di influenza reciproca tra l’arte di Hokusai e quella occidentale.

Fin dalla prima sala i curatori aiutano il visitatore a contestualizzare l’arte di Hokusai Katsushika (1760-1849) in una prospettiva comparata, grazie a una linea del tempo che espone i principali eventi del periodo Edo (1603-1868), al termine del quale si colloca la sua vita e la sua esperienza artistica, in parallelo ad alcuni accadimenti della storia occidentale.

L’arte di Hokusai viene inoltre affiancata da opere di altri artisti (suoi maestri, contemporanei o seguaci) e da pannelli esplicativi che forniscono le coordinate storiche, sociali e culturali per calare le sue incisioni nella realtà in cui sono state realizzate, segnata da una fase di particolare prosperità economica e fervore artistico.

Tra la pratica dell’ikebana, il teatro kabuki, l’arte delle Geisha e l’affermarsi della xilografia come medium artistico privilegiato, si impone infatti il cosiddetto Ukiyo-E (il “mondo fluttuante”), uno stile di vita all’insegna della leggerezza, dell’effimero, del piacevole, che porta alla nascita di quartieri appositamente dedicati alle arti, come quello rappresentato nella stampa di Hiroshige Utagawa, intitolata Il quartiere di Yoshiwara (dalla serie Le vedute di Edo, 1862).

Sono proprio queste xilografie variopinte, caratterizzate da linearità segnica, essenzialità e campiture piatte, che suscitano un grande interesse sugli artisti occidentali, soprattutto impressionisti (in particolare Manet, Monet, Degas e Cassatt) e post-impressionisti (Van Gogh e Toulouse-Lautrec), determinando in Europa e negli Stati Uniti il cosiddetto fenomeno del Japonisme, come spiega Simona Bartolena in un video da lei scritto e dedicato al tema.

In accompagnamento a tale contributo, Bartolena ha anche selezionato alcune opere dell’artista contemporaneo Armando Fettolini (1960), che costituiscono un esplicito omaggio a Hokusai, in un approccio curatoriale già proposto nel 2025 nella mostra Antonio Ligabue e l’arte degli outsider a Palazzo delle Paure (alla quale è stato dedicato un articolo) che affianca artisti storicizzati e contemporanei, attivando un dialogo tra passato e presente che evidenzia come le opere dei grandi artisti possano rappresentare uno spunto vivo di riflessione e di continua costruzione di significati e interpretazioni.

Nelle opere di Fettolini, troviamo una rappresentazione della natura sotto forma di paesaggi materici, nei quali il sublime romantico occidentale incontra il mondo fluttuante nipponico, come avviene nelle tre tecniche miste del 2026 presenti in mostra (Omaggio alla grande ondaI due tempi della vita e Un sogno). Qui, onde e montagne sono rese mediante strisce di carta strappate, incollate e dipinte, stemperando per mezzo della lieve tridimensionalità del collage, la bidimensionalità delle campiture piatte tipiche delle xilografie giapponesi.

D’altronde, come detto, il dialogo e la mutua condivisione di spunti tra arte tradizionale giapponese e occidentale è un elemento caratterizzante della produzione di Hokusai (che gli è spesso costato disapprovazione da parte del contesto artistico del suo tempo, molto conservatore e tradizionalista), come segnalato da Linetti, il quale ha dedicato una intera sala della mostra lecchese ai suoi studi sulla composizione geometrica che caratterizza molte stampe dell’artista a partire dal 1800 circa.

Alla base della ricerca artistica di Hokusai vi è una rappresentazione della natura che punta alla sua essenza, grazie a una forte attenzione al disegno, al quale l’artista dedica i volumi illustrati intitolati Brevi lezioni di disegno semplificato (1812), e alla componente geometrica delle figure, da lui considerate relazioni tra cerchi, quadrati e linee, come risulta evidente in diverse opere in mostra, una tra tutte la xilografia del 1805 Entrambe le sponde del fiume Sumida tratta dal volume A colpo d’occhio.

Questa attenzione compositiva si acuisce ulteriormente a seguito degli studi che Hokusai compie sulla prospettiva occidentale e su artisti come Dürer o Canaletto, che lo portano a costruire le scene delle proprie incisioni sulla base di schemi costituiti da diagonali, strutture circolari e linee ortogonali, come avviene anche nella sua opera più celebre, La grande onda al largo presso la costa di Kanagawa (tratta dalla serie Le 36 vedute del Monte Fuji), di cui si possono vedere i prodromi già in un lavoro precedente, intitolato Oiwa e il monaco Yuten – Fantasma (dal X volume della serie Hokusai Manga).

La mostra a Palazzo delle Paure, insomma, mira a presentare per la prima volta nella città lariana l’esperienza artistica di Hokusai, ma non si limita a una semplice esposizione delle sue opere. La tecnica, lo stile, il complesso rapporto con l’eredità artistica giapponese e con quella europea vengono posti sotto la lente di ingrandimento curatoriale per fornire al visitatore gli elementi contestuali e critici necessari per calare un’opera così famosa e incessantemente riprodotta come La grande onda nel suo contesto artistico originale, tanto distante dalla nostra tradizione figurativa ma, al contempo, capace di parlare alla nostra sensibilità, grazie ai fecondi scambi che lo stesso Hokusai ha saputo intessere con il passato non solo della sua terra ma anche della nostra.

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