Prima degli oggetti, ci sono le persone. È da questa affermazione, tanto semplice quanto radicale, che prende forma INSIEME, il progetto curatoriale ideato da Sabato De Sarno e presentato in occasione della Milano Design Week 2026, negli spazi della Piscina Cozzi, nel cuore del Porta Venezia Design District. La mostra si inserisce nel calendario della design week milanese e dialoga con la Milano Art Week, con un’apertura al pubblico dal 14 aprile 2026, data in cui viene presentata anche l’opera manifesto sulla facciata dell’edificio.

Più che un’esposizione di oggetti, INSIEME propone uno spostamento di prospettiva: al centro non c’è il risultato finale, ma il processo, non il prodotto ma chi lo rende possibile. Dodici eccellenze dell’artigianato italiano sono chiamate a raccontarsi evitando la logica dell’icona e scegliendo invece di tradurre il proprio sapere in forme nuove. Il percorso si costruisce così come una riflessione sul lavoro umano, sulla materia e sul tempo, riportando in primo piano ciò che solitamente resta invisibile: il gesto, l’attesa, la concentrazione, l’errore, la conoscenza che si trasmette attraverso la pratica più che attraverso le parole. In un presente dominato dall’accelerazione, il progetto sceglie consapevolmente di rallentare, di fermarsi sull’origine delle cose e su quella dimensione concreta e insieme immateriale che precede ogni forma.
L’esposizione si articola attorno a sei famiglie materiche — vetro, ceramica, metallo, pietra, legno e tessile — che rappresentano le fondamenta storiche della tradizione artigiana italiana. Per ciascuna materia sono state coinvolte due realtà produttive con storie e linguaggi differenti, invitate a lavorare su progetti inediti sviluppati attraverso un dialogo diretto con il curatore nei mesi precedenti alla mostra. Non si tratta di una semplice selezione di eccellenze, ma di un processo costruito nel tempo, fatto di visite, confronti e ascolto, che ha messo al centro le persone prima ancora dei prodotti. In questo contesto, ogni presenza diventa espressione di un’identità: il vetro che ridefinisce lo spazio e la luce, la ceramica che porta con sé un immaginario territoriale, il metallo che conserva la traccia del gesto, la pietra che obbliga a pensare a partire dalla sua origine naturale, il legno e le fibre intrecciate che custodiscono una memoria fatta di continuità e trasformazione, il tessile come superficie viva in cui tradizione e ricerca convivono.

A tenere insieme il progetto, anche sul piano visivo e narrativo, è il giallo, scelto come segno capace di indicare più che decorare: un colore che evidenzia, che illumina, che guida lo sguardo verso ciò che merita attenzione. Allo stesso modo, l’allestimento progettato da TIPSTUDIO evita ogni dimensione scenografica per configurarsi come una struttura che dialoga con lo spazio della Piscina Cozzi e con le opere, costruendo un’esperienza immersiva e multisensoriale. Il tempo diventa qui una materia implicita: il visitatore è invitato a rallentare, a percepire il ritmo del fare, a entrare in una dimensione in cui processo e risultato coincidono.

Il progetto si estende anche all’esterno con l’intervento dell’artista francese JR, realizzato nell’ambito dell’Inside Out Project e presentato in concomitanza con la Milano Art Week. Sulla facciata della Piscina Cozzi compaiono i volti degli artigiani coinvolti, portati a scala monumentale nello spazio urbano. L’architettura si trasforma così in un ritratto collettivo che restituisce visibilità a chi, con il proprio lavoro quotidiano, dà forma agli oggetti e ai linguaggi del design contemporaneo. Non si tratta di una celebrazione, ma di un gesto di restituzione: rendere evidente ciò che normalmente resta nascosto, spostando ancora una volta l’attenzione dalle cose alle persone.
INSIEME si configura così come una riflessione più ampia sul valore del fare, inteso non solo come produzione ma come atto culturale. In un sistema che tende a separare idea e materia, progettazione ed esecuzione, la mostra ricompone questa frattura e riafferma la centralità della mano, della presenza e della conoscenza incarnata. Il futuro, in questa prospettiva, non è una proiezione distante ma una capacità già disponibile: quella di riconoscere, ascoltare e immaginare attraverso ciò che sappiamo ancora fare.


