La Fondazione Sassi di Matera ospita fino al 29 ottobre 2026, un nuovo progetto espositivo promosso da Lart Universe che mette in dialogo due percorsi artistici distinti ma profondamente legati alla cultura mediterranea dedicati a Salvador Dalì e Alessandro Valeri. L’esposizione si articola in due sezioni, Il vento surreale del Mediterraneo, dedicata a Dalí e curata da Beniamino Levi, e Archetipi in dialogo, dedicata all’artista Alessandro Valeri, con testo curatoriale di Giorgio Calcara.
Quest’ultimo costruisce un percorso che intreccia biografia e mito, restituendo alla fotografia una dimensione quasi rituale, capace di evocare origini e trasformazioni. Al centro del progetto, emerge con forza la donna come archetipo originario: madre, dea, creatrice e simbolo di una continuità culturale che supera confini geografici e temporali. Le immagini esposte evocano una moderna Magna Mater, capace di connettere le tradizioni millenarie del Mediterraneo, alludendo a figure del mito come Cibele, Cerere e Afrodite.



La narrazione archetipica si intreccia con una solida consapevolezza storico-artistica: nelle sue fotografie convivono proporzioni rinascimentali e suggestioni surrealiste, in un linguaggio che dialoga tanto con la classicità quanto con le avanguardie del Novecento. Il risultato è un immaginario sospeso, dove il corpo femminile diventa luogo di trasformazione e simbolo di una bellezza stratificata, mai univoca. Il Mediterraneo, in questo contesto, non è solo uno spazio geografico ma una matrice simbolica: una sorta di “liquido amniotico culturale” che nutre e connette popoli e storie. È da questa visione che nasce il senso più profondo della mostra: un invito a riconoscere le radici comuni e a riattivare un dialogo tra identità diverse.



Accanto a questa dimensione mitica, il percorso espositivo include lavori che si confrontano con la contemporaneità e con esperienze dirette dell’artista. È il caso della serie Sepphoris, nata dopo un soggiorno in un orfanotrofio vicino Nazareth, dove Valeri racconta la quotidianità di una comunità fragile attraverso immagini e installazioni che riflettono sulla “normalità del bene”. Qui l’arte si fa anche gesto concreto, contribuendo al sostegno dell’istituzione che ha ispirato il progetto. La mostra si arricchisce inoltre di opere al neon e led, che introducono una dimensione testuale e concettuale. In queste scritture luminose, Valeri affronta temi universali come amore, morte e rinascita, trasformando la parola in esperienza visiva e invitando lo spettatore a confrontarsi con significati aperti, mai definitivi.
Ne emerge un percorso articolato, in cui fotografia, installazione, performance e poesia visiva convergono in un’unica riflessione: quella sulla necessità del dialogo, inteso come spazio di ascolto e consapevolezza. L’opera non è più solo oggetto, ma luogo di esperienza, capace di attivare una trasformazione interiore e collettiva. L’artista costruisce così un atlante simbolico del Mediterraneo contemporaneo, dove il passato non è memoria distante, ma materia viva, continuamente rielaborata nello sguardo del presente.


