Ha preso il via lungo la costa maremmana l’ottava edizione di Hypermaremma, che inaugura il suo percorso con Osservatorio M1 di Luca Bertolo. L’intervento si dispiega tra Ansedonia e Talamone come un’opera mobile, pensata per attraversare luoghi diversi e instaurare con ciascuno di essi una relazione specifica, lontano dai circuiti più consueti dell’arte contemporanea.
Il progetto prende avvio dalla Spiaggia La Torba, ad Ansedonia, in un paesaggio segnato da dune, vegetazione spontanea e presenze archeologiche. Da qui, l’opera prosegue il suo itinerario lungo la Tagliata Etrusca per poi raggiungere la Spiaggia della Puntata a Talamone, costruendo una geografia espositiva diffusa che mette in dialogo arte e territorio.

Osservatorio M1 si presenta come una piccola architettura in legno, essenziale e al tempo stesso carica di suggestioni. Collocata su una duna e circondata da specie vegetali tipiche della costa, la struttura richiama le cabine balneari, ma ne altera la forma secondo una logica immaginifica, quasi infantile. Montata su due ruote e decorata a strisce, appare come un oggetto sospeso tra memoria e invenzione, tra funzione e visione.
A completare l’installazione, un pennone con una bandiera bianca e un cannocchiale fisso, orientato verso il mare. Salendo pochi gradini, il visitatore è invitato a osservare un unico punto: l’orizzonte. Non c’è possibilità di deviare lo sguardo, né di scegliere un’altra direzione. L’esperienza si concentra così su una linea minima e assoluta, dove cielo e acqua si incontrano, imponendo un tempo di osservazione lento e continuo.
Il lavoro si articola attorno a una riflessione sull’orizzonte come soglia: limite visivo e, insieme, spazio di proiezione mentale. In questa tensione si inscrive una dimensione storica e simbolica, che richiama l’idea di scoperta e di apertura verso l’ignoto, ma anche una dimensione più intima, legata alla percezione individuale e alla costruzione dello sguardo. Accanto a questo, emerge il tema del rifugio. La struttura ideata da Bertolo è un riparo minimo, un’architettura fragile e mobile che diventa luogo di sosta e di concentrazione. Non un punto di osservazione neutro, ma un dispositivo che condiziona e orienta la visione, trasformando l’atto del guardare in un gesto consapevole.
La pratica dell’artista, da sempre attenta al rapporto tra immagine e realtà, si espande qui nello spazio, superando i confini del quadro per confrontarsi direttamente con il paesaggio. Le suggestioni che attraversano l’opera spaziano dalla pittura romantica alle atmosfere metafisiche, fino all’architettura e alla letteratura, componendo un tessuto di riferimenti che resta aperto e stratificato.



