Il writing nasce per muoversi. Attraversa muri, vagoni, sottopassaggi, città e confini, costruendo una geografia che raramente coincide con quella ufficiale. È da questa capacità di circolazione che prende le mosse E35 to C21, la mostra che dal 26 settembre al 14 novembre 2026 riunisce a SPAZIOC21, a Reggio Emilia, sei artisti legati in modi diversi alla cultura graffiti: Mick La Rock, Niels Shoe Meulman, Zedz, Stefano Pane Monfeli, Antigoon e Albertism. Il punto di partenza è un asse tra Paesi Bassi e Italia, due territori nei quali dagli anni Ottanta il writing ha sviluppato identità riconoscibili. In Olanda la ricerca si è concentrata presto sul lettering, sulla sperimentazione stilistica e sul rapporto con lo spazio urbano; a Reggio Emilia e più in generale nell’Italia settentrionale, muri, linee ferroviarie e paesaggi industriali sono diventati il terreno di una scena altrettanto vitale. Due storie autonome, accomunate però dall’idea della città come superficie sulla quale intervenire e lasciare la propria traccia. A distanza di decenni, E35 to C21 guarda soprattutto a ciò che quelle esperienze hanno prodotto. Che cosa succede al writing quando esce dalla strada? Le opere raccolte a Reggio Emilia mostrano come il suo vocabolario possa sopravvivere al cambio di contesto, trasformandosi in pittura, scultura, installazione, grafica, progettazione e persino sperimentazione meccanica. Più che segnare una rottura, il passaggio dalla città allo studio diventa così l’estensione di un’attitudine.



Tra le figure centrali della scena olandese c’è Mick La Rock, attiva dal 1983 e considerata una delle pioniere del writing femminile internazionale. Dopo gli inizi ad Amsterdam, nei primi anni Novanta entra in contatto a New York con writer come Lady Pink, Seen e Dondi. Il lettering, da sempre al centro del suo lavoro, viene progressivamente scomposto fino a generare strutture geometriche nelle quali convivono memoria della scrittura, brutalismo, modernismo e architettura. La parola cambia ancora natura nel lavoro di Niels Shoe Meulman, protagonista della scena di Amsterdam e fondatore del Calligraffiti. La sua ricerca nasce dall’incontro tra graffiti e calligrafia per spingersi verso una pittura sempre più gestuale e astratta. Il segno non è più soltanto qualcosa da leggere: diventa forma, ritmo, immagine. Con Zedz, attivo dalla metà degli anni Ottanta, è invece la struttura stessa delle lettere a trasformarsi in un sistema visivo vicino all’architettura. La tipografia si fa tridimensionale e il writing entra direttamente nella progettazione dello spazio, fino alle sperimentazioni di graffiti-architecture sviluppate dall’artista tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila. Ancora diversa è la traiettoria di Antigoon, che sposta la questione del gesto dalla mano alla macchina. L’artista costruisce dispositivi capaci di tracciare, spruzzare pigmenti e produrre motivi geometrici con precisione meccanica. L’azione originaria del writer – lasciare un segno – rimane, ma viene affidata a strumenti automatizzati che mettono in discussione il rapporto tra controllo, casualità e autorialità.

A tenere insieme geograficamente le due scene è anche Stefano Pane Monfeli, romano di nascita e ad Amsterdam dal 2004. La sua formazione passa per la metropolitana di Roma dei primi anni Novanta, prima che il suo lavoro si allarghi alla pittura, all’illustrazione, al graphic design, all’installazione e all’editoria. La strada non scompare: resta come archivio di immagini, materiali e strategie attraverso cui costruire il lavoro. Con Albertism, infine, quella memoria diventa materia. Writer, incisore, pittore e scultore, lavora con terracotta, metalli riciclati e reperti ferroviari, intervenendo sulle superfici attraverso ossidazioni e incisioni. Il riferimento all’universo ferroviario, uno dei luoghi storicamente più legati alla diffusione del writing, ritorna così trasformato nell’oggetto stesso dell’opera. È proprio nella distanza tra queste pratiche che emerge il senso della mostra. E35 to C21 non prova tanto a definire cosa sia oggi il graffiti writing, quanto a seguirne le derivazioni: dalla lettera all’astrazione, dal muro all’oggetto, dalla bomboletta alla macchina, dalla firma alla costruzione dello spazio. Una genealogia che parte dalla strada senza necessariamente dovervi tornare.La mostra inaugura sabato 26 settembre alle 17, alla presenza degli artisti. Domenica 27 settembre il progetto prosegue con una giornata di incontri moderati da Pietro Rivasi: Mick La Rock e Chinny Bond discuteranno passato, presente e futuro dell’urban art; Stefano Pane Monfeli presenterà Graffiti Roulette; Niels Shoe Meulman e Ferry Van Zijderveld di Ruyzdael Publishing chiuderanno il programma con Shoe’s Black Book.


