Dash, il nuovo progetto multimediale di Cao Fei aperto fino al 28 settembre, è frutto di una ricerca triennale che attraversa le campagne della Cina e del Sud-Est asiatico per indagare le trasformazioni dell’agricoltura nell’era tecnologica. Attraverso un linguaggio ibrido che combina video, fotografia, realtà virtuale e materiali d’archivio, l’artista costruisce un racconto complesso della cosiddetta “agricoltura intelligente”, mettendone in luce tanto le potenzialità quanto le contraddizioni. Al centro emergono questioni cruciali: la crisi climatica, la scarsità di risorse, lo spopolamento delle campagne e la progressiva sostituzione del sapere tradizionale con algoritmi e sistemi automatizzati.


Il percorso espositivo, articolato negli spazi del Podium, si configura come una narrazione immersiva in cui ambienti reali e dimensioni virtuali si intrecciano. Tra le installazioni, un granaio, un tempio e una piantagione dialogano con droni, pannelli solari e schermi, evocando un paesaggio in cui ritualità ancestrali e tecnologie avanzate convivono e si contaminano. Il fulcro è l’omonima opera video Dash, che mette in scena la relazione sempre più simbiotica tra esseri umani e macchine: i droni agricoli non sono più semplici strumenti, ma diventano parte di un sistema cognitivo condiviso, ridefinendo il lavoro e la percezione stessa della realtà.

Accanto a questa dimensione immersiva, il primo piano del Podium ospita documenti storici, filmati e materiali d’archivio che ripercorrono l’evoluzione dell’agricoltura cinese dal secondo dopoguerra a oggi, offrendo una prospettiva storica e politica sulle trasformazioni del settore. Con Dash, Cao Fei segna un passaggio significativo nella sua ricerca, spostando l’attenzione dai contesti industriali alla terra come fondamento della civiltà. Il progetto si configura così come una riflessione ampia e stratificata sul presente: un’indagine sulle possibilità di coesistenza tra umano, tecnologia e natura, ma anche un invito a ripensare il futuro delle comunità e dei paesaggi in un mondo sempre più automatizzato.



Come spiega l’artista: “Questa mostra invita il pubblico a entrare in un sito archeologico dedicato all’agricoltura contemporanea, dove si intrecciano molteplici dimensioni temporali. Non si tratta di un idillio pastorale della tecnologia, ma di uno sguardo archeologico sull’agricoltura intesacome‘ingegneria geologica. Qui, i sistemi di posizionamento satellitare dialogano con le geografie rituali. L’intelligenza artificiale e l’esperienza tradizionale si influenzano reciprocamente. Le immagini storiche e i segnali provenienti dai sensori generano risonanzevisive. Insieme, questi elementi compongono una cronistoria di manufatti tecnologici, strumenti di produzione e testimonianze del tempo, che riconfigurano costantementela biopolitica della terra attraversole diverse fasidella storia umana”.
Courtesy l’artista, Vitamin Creative Space e Sprüth Magers


