La Fondazione Griffa torna all’estate 1969 per i novant’anni dell’artista

Alla Fondazione torinese una mostra esplora l'incontro con Mussat Sartor e il gallerista Sperone come momento chiave della ricerca di Griffa

In occasione del novantesimo compleanno di Giorgio Griffa, la Fondazione a lui dedicata presenta Summer 69, una mostra che ricostruisce uno dei momenti più significativi nella formazione del suo linguaggio pittorico. L’esposizione, in programma dal 9 aprile al 2 luglio 2026 negli spazi di via Oropa a Torino, prende avvio da un episodio tanto informale quanto decisivo: l’incontro, nell’estate del 1969, tra Griffa, Paolo Mussat Sartor e il gallerista Gian Enzo Sperone, allora alla vigilia dell’apertura della sua galleria.

In quell’occasione, Sartor realizza una serie di fotografie che documentano l’artista al lavoro, mentre dipinge o dispone le tele nello spazio. Non si tratta di semplici immagini di archivio, ma di materiali che restituiscono l’atmosfera di una stagione irripetibile, segnata da una concentrazione silenziosa e da una libertà operativa ancora non codificata. Le fotografie dialogano oggi con alcune delle opere ritratte allora, permettendo di ricostruire un passaggio cruciale nella definizione del linguaggio di Griffa.

Già in queste tele emergono gli elementi distintivi della sua pratica: un lessico ridotto all’essenziale, fatto di linee, segmenti e segni primari disposti secondo ritmi variabili. È una pittura che rinuncia alla rappresentazione per interrogare se stessa, affidandosi a un gesto che l’artista concepisce come universale, potenzialmente accessibile alla “mano di chiunque”. La superficie non è mai completamente saturata: il vuoto, le interruzioni, le pieghe della tela contribuiscono a costruire un tempo interno all’opera, aperto e non lineare.

Il percorso espositivo accosta dunque opere e immagini, mettendo in relazione il tempo della creazione con quello della memoria. A completare la mostra, una selezione di lavori realizzati tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta testimonia l’evoluzione immediatamente successiva, mentre un nucleo di otto tele recenti, datate 2026, stabilisce un ponte con il presente, confermando la continuità di una ricerca che attraversa oltre mezzo secolo. L’attenzione al gesto, al ritmo e alla materialità della pittura resta centrale: impronte di spugna, tracce di pennello, segni tracciati con grafite o pastello su tele grezze, spesso libere dal telaio. Un fare pittorico che conserva un carattere elementare e insieme profondamente consapevole, capace di interrogare i rapporti tra spazio, tempo e memoria senza mai ricorrere a effetti narrativi.

info: fondazionegiorgiogriffa.org

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