Nel cuore di Modena, La Galleria BPER inaugura una mostra che affronta uno dei nodi più complessi e affascinanti della cultura figurativa barocca: la rappresentazione del femminile come luogo di tensione tra etica e desiderio, spiritualità e spettacolo. La virtù e la grazia. Figure di donne nella pittura barocca, a cura di Lucia Peruzzi, si configura come un attraversamento iconografico e concettuale del Seicento, in cui la donna emerge non come semplice soggetto, ma come dispositivo simbolico capace di incarnare le contraddizioni di un’epoca segnata dalla Controriforma.

Lontana da ogni lettura univoca, la mostra articola il proprio percorso in cinque nuclei tematici che mettono in dialogo devozione, mito, potere e sentimento. La donna barocca si moltiplica in una costellazione di figure: santa penitente, eroina biblica, ninfa violata, dea pagana, seduttrice, allegoria. Ogni immagine è carica di ambiguità, sospesa tra exemplum virtutis e fascinazione sensibile, tra pedagogia morale e attrazione visiva. È in questa oscillazione che il linguaggio barocco trova la sua massima intensità.
Le opere selezionate — provenienti dalla collezione del Gruppo BPER e da importanti istituzioni — compongono un tessuto visivo denso e stratificato. Artisti come Guido Cagnacci, Ludovico Carracci, Bartolomeo Manfredi o Rutilio Manetti restituiscono una grammatica del corpo che è insieme espressiva e retorica: il gesto, lo sguardo, la luce diventano strumenti di persuasione emotiva, capaci di coinvolgere lo spettatore in una vera e propria esperienza teatrale. Il corpo femminile si fa così scena e linguaggio, superficie sensibile e luogo di proiezione spirituale.

Particolarmente significativa è la presenza di soggetti tratti dalla tradizione biblica e letteraria — dalle eroine del Vecchio Testamento alle protagoniste della Gerusalemme Liberata — che rivelano quanto la narrazione visiva del Seicento sia intrisa di dramma e pathos. In queste immagini, la donna agisce, decide, seduce, soffre: è figura attiva, mai passiva, e proprio per questo profondamente problematica. La sua rappresentazione diventa specchio delle tensioni morali e sociali del tempo.
Il percorso si conclude con una sezione dedicata all’allegoria, autentico vertice dell’estetica barocca. Qui l’immagine si fa concetto, e la bellezza visibile si trasforma in ammonimento. L’allegoria, con la sua capacità di stratificare significati e di sorprendere lo sguardo, sintetizza l’intero impianto della mostra: un sistema visivo in cui nulla è puramente decorativo, ma tutto concorre a costruire un discorso sul mondo e sull’umano.
La mostra è aperta al pubblico dal 3 aprile al 28 giugno 2026.



