Il tempo esce dalla dimensione lineare nella prima personale in Italia di Miguel Afa

Rhinoceros gallery di Roma e la galleria brasiliana A Gentil Carioca collaborano nella presentazione dell’intimo e commovente progetto del pittore brasiliano

«Ho pensato al tempo in pittura. Ho pensato al tempo fuori dalla logica lineare». Sono queste le evocative parole di Miguel Afa per spiegare il titolo scelto per la nuova serie di opere realizzate a Roma specificatamente per la mostra a Rhinoceros gallery in collaborazione con la galleria brasiliana A Gentil Carioca, visitabile fino al 3 giugno. O tempo che mora en mim [Il tempo che vive in me] è il nome per l’inedito progetto pensato per la galleria nei pressi di Circo Massimo.

In questo spazio artistico nato per portare alla luce progetti di gallerie e artisti di tutto il mondo, si entra nella memoria concreta e materica dell’artista brasiliano, i cui ricordi e i desideri diventano oggetti, paesaggi, affetti personali legati alla sua città d’origine, Rio de Janeiro, e alla città eterna. Afa spiega come l’incontro con Roma, le sue rovine, i suoi colori e la sua monumentalità sia stato fondamentale per la realizzazione di ogni lavoro, incontro che gli ha permesso di interpretare il tempo come «monumento di contemplazione», mettendolo a contatto con le proprie esperienze.

La capitale brasiliana e la nostalgia che porta con se si interseca con la capitale italiana, dove i monumenti portano con se lunghe storie. Ammirando ogni lavoro, dal più piccolo al più imponente, si nota la grande attenzione che l’artista ripone nel colore: la palette è attenuata, i contrasti sono lievi, lo sfumato è protagonista. Afa stesso spiega che la sua pittura propone «un’approssimazione» a questi bassi contrasti, approssimazione che genera omologazione, armonia, e trasmette la sensazione di essere accolti nel suo mondo poetico e sentimentale.

«Il colore è pensato per provocare un idea di sospensione, di mentalità all’interno dell’immagine –racconta Afa – Penso che un grande pilastro della mia pittura sia questo colore, un colore che va a contemplare l’universo onirico, metafisico e mentale». Tramite l’uso del colore i soggetti rappresentati si mescolano totalmente con gli ambienti in cui sono inseriti. Essi sono corpi, complementi di un insieme, non si distinguono dai paesaggi e non spiccano come protagonisti, sono solo parte integrante e, soprattutto, «presenza».

Nel confrontarsi con Roma, l’artista apprende molto dai grandi maestri dell’arte, in particolare si ispira a Caravaggio, che causò una rottura nella rappresentazione dei soggetti, fu il primo che propose «una spiritualità della vita quotidiana». In uno dei suoi lavori l’artista cita esplicitamente il grande Michelangelo Merisi rappresentando una scena dove i personaggi partecipano ad un gioco di carte proveniente dalla cultura dell’artista, il Joco de Ronda, un gioco di carte da tavolo molto simile a quello del lavoro di Caravaggio. Come egli stesso riferisce: «È diverso da quello di Caravaggio, ma in se contiene la stessa performance, la stessa competizione, gli imbrogli e la brama di un qualche guadagno economico». Il dialogo fra passato e presente e quello fra memoria personale e collettiva sono quindi centrali, spazio e tempo si fondono e assumono forma e colore, rivelando un armoniosa sintesi in costante evoluzione. La collaborazione con la galleria brasiliana porta alla luce un meraviglioso incontro fra due culture, in un luogo come Rhinoceros che si propone come finestra sul mondo e il cui valore fondante è l’esplorazione di diverse forme artistiche, anche creando relazioni fra la scena romana e il panorama internazionale.

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