Il Giappone di Hokusai è lo specchio di un mondo che stava cambiando

A Palazzo Bonaparte oltre 200 opere ripercorrono la ricerca dell'artista che più che inseguire l'immortalità, ne intuì l'essenza

Una rappresentazione precisa della realtà che è anche una tensione verso l’universale. Katsushika Hokusai è un artista colto e consapevole della tradizione, viaggiatore inquieto e protagonista di quel mondo fluttuante che solo lui sembrava in grado di vedere e che oggi, è sotto gli occhi di tutti. Sono infatti ben 200 le opere concesse eccezionalmente in prestito dal Museo Nazionale di Cracovia alla mostra romana di Palazzo Bonaparte dedicata al maestro giapponese, organizzata da Arthemisia con main partner la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale e curata da Beata Romanowicz, testimonianza visiva di una realtà che inconsapevolmente stava cambiando e che lentamente andava incontro al secolo, il Novecento, che più di tutti lo avrebbe fatto.

Accanto ai capolavori esposti, la mostra riunisce oltre 180 manufatti tra libri rari e raffinati oggetti giapponesi che intrecciano arte, vita quotidiana e spiritualità del maestro che ha profondamente influenzato l’immaginario occidentale, ispirando pittori come Monet e Van Gogh e musicisti come Debussy. Completa il percorso lo sguardo fotografico di Felice Beato, tra i primi a raccontare il Giappone ottocentesco: le sue immagini, raccolte in un video, dialogano idealmente con l’opera di Hokusai.

Afferma durante la conferenza stampa di presentazione la Prof.ssa Alessandra Taccone, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale: «Nel ringraziare a mia volta tutti i partner e le istituzioni coinvolte, desidero rivolgere un ringraziamento particolare al Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati On. Federico Mollicone, che per primo ha promosso questa eccezionale operazione culturale. Inaugurare questa retrospettiva su Hokusai a Palazzo Bonaparte è un atto di alto valore politico, l’evento culturale di punta scelto per celebrare i 160 anni di relazioni tra Italia e Giappone. In un tempo purtroppo segnato da profondi conflitti, dove l’Occidente è frammentato e crescono le tensioni tra gran parte dei Paesi orientali e mediorientali e gli Stati Uniti, intendiamo riaffermare la cultura come una “diplomazia della bellezza” capace di abbattere i muri e promuovere un linguaggio universale di pace. Hokusai lo aveva capito secoli fa: ha mescolato mondi diversi e ha creato ponti, non barriere. In questo senso, la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale prosegue nel cammino tracciato dal mio illustre predecessore, il Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, che già nel lontano 2009, con straordinaria lungimiranza, promosse un’ampia monografica dedicata a Hiroshige, il più celebre contemporaneo di Hokusai. Quell’iniziativa fu pionieristica nel proporre l’arte e la cultura – accanto ai settori storici d’intervento quali la sanità, l’istruzione e l’aiuto ai meno fortunati – come strumento di reciproca comprensione tra i popoli: una vocazione recentemente riaffermata dal prestigioso Premio “Orizzonti Condivisi – Ambasciatore di Pace” a Lui conferito».

La sua parabola artistica induce a ripensare radicalmente l’idea stessa di maturità creativa. Ben lontano dall’essere un punto di arrivo lineare, la sua opera suggerisce che la piena consapevolezza creativa possa emergere tardivamente, in questo caso a settant’anni, come esito di un processo lungo e stratificato, fatto di ripensamenti, deviazioni e accumulo incessante di immagini. È proprio questa apertura, questa capacità di attraversare soggetti e registri diversi, a preparare il terreno per la sintesi straordinaria delle Vedute del Monte Fuji, dove natura, simbolo e visione si fondono in immagini destinate a una circolazione globale e ancora oggi, immortali.

Il Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, mecenate e filantropo, così commenta: «Ho sempre creduto – e il mio operato ha costantemente seguito questa direzione, grazie anche all’impegno e alla lungimiranza costanti dell’allora Direttore Generale Prof.ssa Alessandra Taccone, oggi meritoriamente Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – che l’arte debba non soltanto nutrire lo spirito, ma, specialmente in quest’epoca così complessa che stiamo vivendo, porsi al servizio della collettività, diventando uno strumento di reciproca comprensione tra i popoli. Per questo motivo, sono profondamente orgoglioso che la mostra di Hokusai non si limiti a celebrare la bellezza della pittura giapponese del periodo Edo, ma diventi il simbolo dei rapporti di cooperazione esistenti tra Italia e Giappone, trasformandosi in un gesto tangibile di speranza e di pace fra Oriente e Occidente in contrapposizione al preoccupante scenario internazionale attuale. Il valore del Terzo Settore, il “Terzo Pilastro” come io l’ho ribattezzato, è insito proprio in questa filosofia: mentre fuori si innalzano muri, il privato sociale rappresentato dalla Fondazione ha il dovere morale di rispondere con il linguaggio universale dell’arte e della cultura, ma anche della filantropia e dell’aiuto ai meno fortunati, veri promotori di pace e di dialogo».

Conclude Iole Siena, Presidente di Arthemisia: «Il legame tra Arthemisia e il Giappone affonda le sue radici in una storia lunga e appassionata: in venticinque anni di attività abbiamo realizzato numerose esposizioni dedicate a questo straordinario Paese, tappe di un confronto culturale mai interrotto. Per questo, nell’anno in cui si celebrano i 160 anni delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, è stato naturale dar vita a un progetto di grande rilievo dedicato a Hokusai, tra gli artisti che più amo perchè sembra appartenere a ogni tempo. È per me motivo di profonda emozione presentare oggi questa rassegna al pubblico, nata da incontri fortunati, scoperte e collaborazioni preziose. Questo progetto rappresenta molto più di una semplice mostra: è un ponte tra culture e, insieme, un invito a intraprendere un viaggio in una terra di straordinaria bellezza, dove arte, natura e vita quotidiana convivono in armonia da secoli. Desidero infine esprimere la mia sincera gratitudine a tutti i partner e alle istituzioni che hanno creduto in questa esposizione e ne hanno reso possibile la realizzazione, contribuendo a trasformarla in un’esperienza di autentico dialogo e condivisione».

Ciò che allora il progetto restituisce con maggiore evidenza, non è tanto l’immagine ormai iconica di Hokusai, quanto la natura profondamente instabile e processuale di una ricerca che si costruisce per slittamenti continui: tra osservazione e invenzione, tra sintesi estrema e proliferazione del segno, tra cultura visiva popolare e tensione verso una forma assoluta: le sue onde, i suoi paesaggi, i suoi corpi non sono mai rappresentazioni stabili, ma campi di forze in cui il mondo prende forma mentre viene guardato.

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