Giorgio Celiberti e i segni della storia che sfidano il tempo

La GNAMC omaggia l’artista dal linguaggio universale e l'opera "Dissociazione" entra nella collezione permanente del museo che continua a implementare il suo patrimonio

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma dedica a Giorgio Celiberti la mostra Dalla Biennale del ’48 ad oggi, un progetto espositivo che attraversa oltre settant’anni di attività di uno dei protagonisti più longevi dell’arte italiana del Novecento e contemporanea. In programma dal 28 marzo al 3 maggio 2026, l’esposizione si inserisce nel calendario culturale della GNAMC, istituzione che custodisce e valorizza le principali esperienze artistiche dal XIX secolo a oggi, confermandosi come punto di riferimento per la rilettura critica della storia dell’arte italiana.

Il percorso espositivo si configura come una vera e propria narrazione per immagini, capace di restituire la complessità e la coerenza della ricerca di Celiberti, artista nato a Udine nel 1929 e attivo fin dalla giovanissima età. Appena diciannovenne, infatti, partecipò alla storica Biennale di Venezia del 1948, la prima del dopoguerra, segnando l’inizio di una carriera internazionale che lo avrebbe portato a esporre in numerosi contesti tra Europa e mondo. La mostra romana, curata da Alessio Alessandrini, ripercorre le tappe fondamentali di questo lungo itinerario creativo, dalle prime prove legate alla figurazione fino agli sviluppi più maturi, in cui il segno e la materia assumono un ruolo centrale. Il lavoro si distingue infatti per una forte componente simbolica e per una tensione etica che attraversa tutta la sua produzione, spesso legata ai temi della memoria, della storia e dell’esperienza umana.

Attraverso dipinti, opere materiche e sculture, il pubblico è invitato a entrare in contatto con un linguaggio artistico che, pur evolvendosi nel tempo, mantiene una profonda coerenza espressiva. Le sue opere, presenti in importanti collezioni pubbliche e private, testimoniano una ricerca che ha saputo attraversare generazioni e contesti culturali differenti, mantenendo uno sguardo sempre attento alle trasformazioni del presente. L’affresco Dissociazione inoltre, entrerà a far parte del patrimonio del museo romano: cuori, lettere, cancellature e finestre irraggiungibili strutturano un lessico segnico primario, in cui la rugosità materica e la semplificazione infantile assumono valore semantico.

La schiaritura della tavolozza, in controtendenza rispetto alla consueta densità drammatica, configura una “dissociazione” intesa come scarto dai nuclei traumatici e apertura a una dimensione di possibile riconciliazione. Celiberti, tra gli ultimi protagonisti ancora in vita di quella stagione cruciale del dopoguerra, incarna infatti una memoria viva della storia artistica italiana, capace di mettere in relazione passato e contemporaneità.

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