Phillip Toledano, cosa rimane della fotografia al tempo dell’IA

Al MIA Photo Fair di Milano, l’artista Phillip Toledano presenta Another England e riflette sulla crisi della verità visiva

«Siamo nell’era dell’allucinazione». A Milano, negli spazi di MIA Photo Fair BNP Paribas, Phillip Toledano esprime la sua posizione su un mondo in cui, complice l’intelligenza artificiale, realtà e invenzione vedono sfumati i propri confini. Nel contesto della fiera milanese l’artista newyorkese ha infatti presentato per la prima volta in Italia Another England, un progetto realizzato con Tallulah Studio Art in cui propone immagini che sembrano documentarie ma che poi si rivelano costruzioni generate attraverso l’IA.

Per Toledano, noto per lavori come Days with My Father e per progetti a forte contenuto politico, la trasformazione in atto non rappresenta una crisi della fotografia, ma una sua inevitabile evoluzione. In un ecosistema dominato da fake news, piattaforme digitali e immagini sintetiche, la questione non è più difendere la verità dell’immagine, ma interrogare i meccanismi che la producono. «Tutto è vero e niente è vero», sintetizza Toledano, descrivendo un presente in cui la fotografia non certifica più il reale, ma ne riflette l’instabilità.

In Another England, il paesaggio britannico si trasforma in uno spazio ambiguo: pecore sospese nell’aria, architetture improbabili, figure che oscillano tra tradizione rurale e immaginario fantascientifico. Non si tratta di una rappresentazione fedele, ma di una costruzione affettiva, filtrata dalla distanza. L’artista, nato in Inghilterra ma lontano da oltre trent’anni, lavora su una geografia interiore, dove il ricordo si mescola alla proiezione. L’ambientazione anni Ottanta – ultimo momento di contatto diretto con quei luoghi – rafforza questa dimensione sospesa.

Dietro l’apparente leggerezza visionaria emergono tuttavia letture politiche: il tema del lavoro e delle migrazioni, le trasformazioni ambientali, le nuove tecnologie. Ogni immagine è accompagnata da un testo, costruendo una narrazione frammentaria che richiama la struttura del fotoromanzo, ma con un registro perturbante. Già con Another America, ambientato a New York, Toledano aveva introdotto l’intelligenza artificiale come strumento centrale. Lì il paesaggio urbano si popolava di scene impossibili: corpi che precipitano, incidenti surreali, dettagli fuori scala. Un immaginario che, a distanza di pochi anni, appare meno visionario e più aderente a un contesto visivo ormai saturato da immagini artificiali e disinformazione.

Per Toledano, opporsi all’AI equivale a ignorare un cambiamento strutturale. La fotografia ha sempre manipolato la realtà; ciò che oggi muta è la combinazione tra potenza degli strumenti e velocità di diffusione. Questa tensione attraversa anche il suo percorso precedente: in Days with My Father, nato durante la malattia del padre, la fotografia diventava già un dispositivo narrativo, capace di ricostruire una realtà condivisa e fragile. Con Maybe, l’artista immaginava versioni alternative della propria vita, trasformando la biografia in un campo di possibilità.

Ulteriore tappa di questo percorso, il progetto Never Seen the Light, in arrivo al Fotografiska di Berlino, che radicalizza ulteriormente questa riflessione. Presentato come il ritrovamento di negativi familiari degli anni Trenta, è in realtà una costruzione integrale che intende mettere lo spettatore nella condizione di dubitare, di interrogare l’immagine invece di accettarla.

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