Maurizio Savini e la forma che si sottrae all’essere

All’Antica Fornace di Canova a Roma, una mostra mette in crisi la rappresentazione e interroga il rapporto tra naturale e artificiale

Negli spazi dell’Antica Fornace di Canova a Roma, Maurizio Savini presenta 21 mesi, più che altro, un progetto espositivo che si muove sul confine tra forma e dissoluzione, tra immagine e ambiguità. La mostra si inserisce coerentemente nel percorso dell’artista, da sempre interessato a una figurazione capace di destabilizzare, più che di descrivere. Le opere presentate trattengono un margine di opacità, come se ogni figura fosse sul punto di trasformarsi o di sottrarsi al riconoscimento. Al centro del progetto emerge l’immagine di un adolescente su una zattera, una presenza sospesa, senza coordinate certe. Non è un personaggio narrativo, ma una figura-limite, costruita per stratificazioni, in cui affiorano e si sovrappongono suggestioni storiche, iconografiche e contemporanee.

Questa instabilità si riflette anche nei materiali e nei processi. Savini interviene infatti sui favi degli alveari, lavorando su una struttura naturale già perfettamente organizzata. Il suo gesto non distrugge né imita, ma devia: orienta, altera, introduce una tensione. «La mostra, concepita come anticipazione dell’esposizione a Marsiglia, presenta sculture realizzate con favi di alveari, esito di un intervento diretto dell’artista sul comportamento delle api, intese come comunità regolata da dinamiche collettive» – si legge nel testo redatto da Donato Di Pelino. Ne nascono forme ibride, a metà tra organismo e scultura, dove la distinzione tra ciò che è prodotto dalla natura e ciò che è costruito dall’uomo si fa incerta.

In questo processo, la materia stessa diventa campo di sperimentazione e conflitto: «La materia degli alveari richiama una tensione alchemica tra trasformazione e controllo, evocando una hybris sospesa tra slancio e caduta» – continua il testo critico. Il dialogo con il luogo non è secondario. In uno spazio legato alla tradizione canoviana e al concetto di modello come strumento di perfezione, Savini introduce un elemento di scarto che apre a una dimensione instabile, in cui controllo e perdita di controllo convivono.

Dal 24 al 31 marzo 2026
Antica Fornace del Canova, Via Antonio Canova 22, Roma                                  

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