Ex Fragmentis, la rinascita della materia secondo Ado Brandimarte

Alla The Shed Residenza d’Arte di Monte San Martino, Ado Brandimarte trasforma lo scarto in linguaggio e il frammento in principio generativo

Dal 21 marzo al 16 aprile 2026 gli spazi della The Shed Residenza d’Arte accolgono Ex Fragmentis, mostra personale di Ado Brandimarte curata da Carla Abril Maizon. L’esposizione si configura come un’indagine coerente e stratificata sulla possibilità della materia di rigenerarsi, sottraendosi alla logica lineare della produzione per aprirsi a una dimensione ciclica, quasi organica, del fare artistico

Brandimarte, artista che ama definirsi “artigiano della materia”, pone al centro della propria ricerca il processo stesso della creazione. In un contesto contemporaneo dominato dalla precisione asettica delle tecnologie digitali e della stampa 3D, la sua pratica si distingue per una scelta controcorrente: il ritorno al gesto manuale, al contatto diretto con i materiali, all’imperfezione come spazio fertile di possibilità. È proprio in questa tensione tra controllo e accidente che si colloca la forza del suo lavoro.

Il titolo della mostra, Ex Fragmentis, evoca una genealogia antica: “dai frammenti”. Non si tratta, tuttavia, di un semplice recupero archeologico o nostalgico, bensì di un principio operativo. Residui di gesso alabastrino, resine e fasciature — materiali già impiegati in opere precedenti — vengono recuperati e reinseriti in nuove configurazioni. Il frammento perde così la sua connotazione di perdita o incompiutezza per assumere una funzione generativa. Ogni scarto diventa potenziale, ogni resto si fa inizio.

In questo processo, l’opera si sottrae alla definizione di oggetto concluso. Piuttosto, si presenta come nodo temporale, come punto di passaggio all’interno di un flusso continuo di trasformazioni. Le superfici portano tracce evidenti di una memoria materiale: segni, stratificazioni, impronte che raccontano una storia non lineare, fatta di ritorni e mutazioni.

Non è un caso che, all’interno della mostra, emergano richiami evidenti all’arte classica. Le anatomie ideali, i volti e le forme che sembrano affiorare dai calchi e dai negativi rimandano alla statuaria ellenica, ma ne rovesciano il paradigma. Qui non vi è compiutezza, bensì apparizione. La figura non si impone, ma si lascia intravedere, come se fosse intrappolata — o forse custodita — nel frammento stesso.

Come suggerisce il testo critico che accompagna l’esposizione, “la materia non conosce fine, ma trasformazione”. In questa prospettiva, il lavoro di Brandimarte assume anche una valenza etica oltre che estetica. Il riuso diventa gesto consapevole, riflessione sul tempo e sulle risorse, ma anche metafora di una condizione esistenziale più ampia: quella di un mondo in cui nulla è definitivamente perduto, ma tutto può essere riformulato.

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