“Arte è scoprire nella realtà certi segni e rapporti logicamente inspiegabili, ed evocarli comunicandoli; così che per mezzo di quelli il mondo reale ci si presenti”, affermava lo scrittore e saggista Massimo Bontempelli nel 1945. A distanza di oltre 80 anni, una scoperta si svela al pubblico negli spazi della Mirror room e della Sala immersiva presso la Cattedrale dell’Immagine – Chiesa di Santo Stefano al Ponte –, a Firenze. Qui, fino al 3 maggio, va in scena Frida Kahlo: emotion exhibition, dedicata alla figura della pittrice messicana scomparsa nel 1954.

Una vita tutt’altro che facile, la sua, contraddistinta da cadute fragorose e risalite imponenti. Prima di immergersi nel cuore della mostra, prodotta da Crossmedia Group con la collaborazione artistica di Pixel Shapes, il visitatore si avvicina, passo dopo passo, all’esistenza dell’artista nata a Città del Messico nel 1907. Dalle radici culturali e affettive («il legame profondo con il padre fotografo, l’osservazione della realtà e i primi sogni di libertà») alla disgrazia («a 18 anni, un tragico incidente le spezza la colonna vertebrale»). Dalla rinascita, dipingendo («costretta a letto, Frida comincia a dipingere con uno specchio sopra la testa») alla maternità impossibile («il suo corpo ferito diventa tela per raccontare un dolore intimo e universale»).
E ancora, dall’amore/ossessione per Diego Rivera («è l’amore della sua vita: travolgente, complicato, doloroso») all’attrazione verso il simbolismo («Frida apre le porte al sogno, ma non dipinge mai l’irreale. Ogni simbolo, animali, sangue, piante, nasce dalla sua storia»), dagli autoritratti («i suoi ritratti raccontano forza, fragilità e ricerca d’identità») all’impegno politico («il suo impegno si riflette nei quadri, tra bandiere rosse e nature simboliche») all’amore per la vita («nonostante tutto, Frida sceglie la vita»). Una, nessuno e centomila: Frida Kahlo è questo e molto altro.


Il percorso conduce quindi il visitatore attraverso la produzione artistica, l’intensa vita personale e le idee che hanno reso il pensiero dell’iconica pittrice messicana – interpretata sul grande schermo da Salma Hayek nel film biografico “Frida” (2002) diretto da Julie Taymor, con Alfred Molina nei panni di Diego Rivera – così attuale e rivoluzionario. Un’esperienza inedita, in grado di coinvolgere gli spettatori per circa 35 minuti. Nel corso della proiezione, le opere dell’artista simbolo del surrealismo messicano, insieme ai colori e alle atmosfere dell’America Latina, prendono forma sulle architetture della sala immersiva della Cattedrale dell’Immagine. La chiesa sconsacrata, a due passi dall’Arno, diventa quindi un ambiente vivo e pulsante; un ponte sospeso su cui l’arte, l’immaginazione e le sensazioni camminano avviluppate.

«Ogni “tic-tac” è un secondo della vita che passa, fugge e non si ripete. E in essa c’è tanta intensità e interesse che il problema è solo saperla vivere», disse Frida Kahlo. Vivere l’attimo è anche il suggerimento che diamo ai visitatori, che possono muoversi tra la multimedialità e il mondo fisico, passando comodamente dagli spazi onirici della Mirror room e della Sala immersiva, per proseguire poi nello spazio educativo della cripta. Qui è possibile cimentarsi in esperienze interattive che “deflagrano”, nel senso migliore del termine, nella “Frida Kahlo Vr” Experience, dove è possibile spingersi in un universo onirico popolato dall’arte dell’iconica pittrice di Città del Messico («il suo volto diviene il manifesto di una rivoluzione interiore», si legge lungo il percorso) grazie all’uso dei visori per la realtà virtuale.



