Ferdinando Scianna e i suoi Quarantaquattro gatti: fotografie come storie umane

Dal celebre motivo dello Zecchino d’oro a un libro fotografico che attraversa sessant’anni di lavoro: al MAXXI la presentazione del volume

“Un omaggio fotografico in forma di canzoncina”, Svegliarsi una mattina con quel brano famoso presentato allo Zecchino d’oro (era il 1968) nella testa, e decidere di realizzare un libro fotografico. Con ‘Quarantaquattro gatti’ (Edizioni Henry Beyle) il maestro Ferdinando Scianna ha dunque raccolto quarantaquattro scatti di altrettanti gatti incontrati e ritratti in bianco e nero nel corso di sessant’anni di lavoro, di viaggi e camera oscura.

Al museo Maxxi il 13 marzo la presentazione del volume con mini-mostra allestita nel foyer della sala Carlo Scarpa, dove il celebre fotografo ha conversato con lo scrittore Antonio Gnoli, dopo l’introduzione della presidente della Fondazione Maxxi Maria Emanuela Bruni. “I gatti non hanno padroni, e questo è interessante” e poi “Le storie degli animali sono le nostre storie, loro sono una metafora dell’umano” ha commentato Scianna mentre sul grande schermo scorrevano alcune delle immagini contenute nel volume, in primo piano la foto di copertina: un gatto che osserva il mondo attraverso la finestra di un’abitazione, misterioso e rassicurante, vicino e distante allo stesso tempo, comunque indipendente. Affascinati gli amanti dei gatti presenti in platea. 

Tra i presenti, Margherita Guccione, direttrice scientifica del progetto Grande Maxxi, lo scrittore Gaetano Savatteri, l’editore Roberto Koch, Giuseppe Cerasa, autore di ‘Sipario siciliano’, e il regista Roberto Andò che ha firmato il film ‘Ferdinando Scianna. Il fotografo dell’ombra’, un viaggio tra memoria, immagini e realtà (sul grande schermo del Maxxi il 20 marzo 2026). 

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