Marina Abramović torna a interrogare il rapporto tra arte, corpo e destino con Seven Deaths – a Cinematic Opera Installation, presentata negli spazi sotterranei della Cisternerne di Copenaghen fino al 30 novembre 2026. L’opera nasce dal progetto che l’artista ha dedicato alle eroine tragiche dell’opera lirica e trasforma le loro morti sceniche in un’esperienza visiva immersiva. Abramović interpreta sette figure femminili tratte dal grande repertorio operistico, accompagnate dalle arie interpretate dalla leggendaria Maria Callas, presenza simbolica che attraversa l’intero lavoro. Accanto all’artista compare l’attore Willem Dafoe, contribuendo a costruire un racconto sospeso tra cinema, teatro e performance. Il risultato è una sequenza di immagini intense e teatrali in cui amore, passione e fatalità si intrecciano in una narrazione che mette in scena il momento più estremo delle protagoniste dell’opera.

Nel buio dei sotterranei, un rito contemporaneo
L’installazione è stata concepita appositamente per lo spazio sotterraneo delle Cisternerne, un antico serbatoio d’acqua trasformato in luogo espositivo. L’ambiente oscuro e cavernoso amplifica la dimensione drammatica del progetto, trasformando la visione in un percorso immersivo che il pubblico attraversa fisicamente. Qui la tragedia operistica diventa una riflessione più ampia sulla condizione dell’artista e sul rapporto tra vita e sacrificio creativo. Abramović ha più volte dichiarato di sentirsi profondamente legata alla figura di Maria Callas, simbolo di dedizione assoluta all’arte e di una vita segnata da passioni e solitudine. In questo modo l’artista non si limita a rievocare le grandi scene della lirica, ma costruisce una sorta di rituale contemporaneo in cui la morte scenica diventa metafora della trasformazione, della perdita e della potenza emotiva dell’arte.

Al centro del progetto resta la figura di Maria Callas, musa e riferimento costante di Abramović. La voce della soprano accompagna le sette scene come una presenza fantasma che attraversa l’intera installazione, trasformando il racconto in un omaggio alla dimensione tragica dell’opera. Per l’artista serba, Callas rappresenta il modello di un’artista che ha vissuto l’arte fino alle sue conseguenze più estreme, consumando se stessa nella ricerca della perfezione. In questo dialogo ideale tra due figure femminili iconiche, Seven Deaths diventa anche una riflessione sulla memoria culturale e sul mito dell’artista: un luogo in cui teatro, cinema e performance si incontrano per restituire allo spettatore non solo la spettacolarità della morte operistica, ma anche la sua forza simbolica e universale.



