“Vivere” le opere di Mark Rothko a Palazzo Strozzi

La mostra, aperta dal 14 marzo fino al 23 agosto, instaura un legame profondo tra la potenza silenziosa delle opere di Rothko e la città di Firenze

Palazzo Strozzi

Firenze

Il 12 marzo, negli spazi di Palazzo Strozzi, è stata presentata una delle più importanti retrospettive mai dedicate in Italia al maestro dell’arte moderna americana, Mark Rothko. Rothko a Firenze, curata da Christopher Rothko ed Elena Geuna, aprirà al pubblico dal 14 marzo al 23 agosto 2026, offrendo un percorso espositivo concepito per mettere in luce il rapporto intenso e duraturo tra l’artista e la città.

Attraverso oltre settanta opere, che coprono oltre quarant’anni di produzione – dagli anni Trenta fino agli anni Settanta -, la mostra ripercorre le trasformazioni della sua ricerca pittorica e approfondisce il dialogo che l’artista ha instaurato con l’arte rinascimentale, che ha avuto l’occasione di vedere dal vivo per la prima volta nel 1950, durante un viaggio in Italia in compagnia della moglie. In questo contesto, l’architettura di Palazzo Strozzi e il tessuto storico di Firenze, diventano la cornice ideale per osservare come Rothko trasformi in pittura la tensione tra equilibrio classico e libertà espressiva generando, attraverso il colore, una percezione dello spazio che sembra espandersi oltre i limiti della superficie della tela.

Ph: photoElaBialkowskaOKNOstudio

Il percorso espositivo si sviluppa in senso cronologico, accompagnando il visitatore attraverso le diverse fasi della sua pittura, come se si sfogliassero le pagine di una lunga trasformazione artistica. Il percorso si apre con i lavori degli esordi, dove la figura è ancora protagonista: personaggi e scene cariche di una tensione simbolica e psicologica che rivela già l’interesse dell’artista per le dimensioni più profonde dell’esperienza umana. Con gli anni Quaranta, però, qualcosa cambia: le forme iniziano a perdere contorno, si fanno più mobili, più allusive, e la pittura assume un carattere sempre più evocativo. È in questa progressiva dissoluzione dell’immagine che prende forma il passaggio decisivo: quello che conduce ai cosiddetti Multiforms, grandi campi di colore che sospesi sulla superficie della tela e che aprono definitivamente la strada alla piena astrazione, che caratterizzerà la sua produzione fino alla sua morte.

«Per capire Rothko bisogna perdersi nei suoi quadri – spiega Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi – Ha ridefinito la pittura del Novecento, trasformando il colore in esperienza, spazio e meditazione. La sua ricerca artistica è stata accanita e disperata fino alla fine, ma le sue opere raccontano qualcosa di più profondo, di più sensibile. Questa mostra rappresenta un progetto unico, concepito appositamente per Palazzo Strozzi ed è nata dal desiderio di offrire un incontro profondo tra la potenza silenziosa delle sue opere con la storia di Firenze».

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«Ancora una volta Palazzo Strozzi si fa interprete del continuo dialogo tra contemporaneo e rinascimentale – descrive Sara Funaro, sindaca di Firenze – Ad oggi questa conversazione si rinnova grazie a questa magnifica mostra, a cui si aggiunge la gioia di accogliere anche Rothko nella nostra meravigliosa città». Il progetto infatti non è limitato alle sale espositive, ma si estende anche al resto della città, coinvolgendo due luoghi particolarmente cari all’artista: il Museo di San Marco – con cinque opere esposte in celle affrescate da Beato Angelico – e il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana, allestito con due opere in dialogo con lo spazio progettato da Michelangelo.

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«Il sogno di creare questa mostra nasce molto tempo fa insieme a mia sorella – racconta Christopher Rothko, che ha curato la mostra insieme a Elena Geuna – Abbiamo sempre pensato a Firenze, in quanto città carissima a mio padre a livello sia personale, che artistico. Ovviamente conosceva già i grandi maestri del rinascimento e tutte le loro opere, ma aveva la forte esigenza di vederle e di “viverle”. Il lavoro di mio padre è un viaggio intimo e spirituale che ci invita a scoprire qualcosa di nascosto oltre ciò che siamo».

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