Il Mediterraneo come soglia, come rotta e come luogo di memoria collettiva. È attorno a queste coordinate simboliche che si sviluppa Rotta, l’installazione immersiva di Giuseppe Lo Schiavo ospitata nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio a Firenze. Il progetto, curato da Serena Tabacchi e promosso dai Musei Civici Fiorentini con la collaborazione della Fondazione MUS.E., trasforma uno degli ambienti storici del palazzo in uno spazio audiovisivo in cui immagini, suoni e sculture costruiscono un’esperienza immersiva.
L’opera nasce da una performance realizzata in mare aperto nel dicembre 2025 e sarà aperta al pubblico fino al 26 marzo 2026. In quell’occasione una processione di imbarcazioni ha attraversato il Mediterraneo accompagnata da una banda musicale, mentre un complesso sistema di registrazione, con più telecamere e numerosi microfoni, ha documentato l’evento. Il materiale raccolto è diventato la base dell’installazione fiorentina, dove le proiezioni video e il paesaggio sonoro avvolgono lo spettatore, immergendolo in una narrazione sensoriale.

All’interno della Sala d’Arme le immagini del mare dialogano con elementi scultorei, tra cui delfini a grandezza naturale e una scultura in gesso affidata simbolicamente all’acqua. Questi elementi evocano il fragile equilibrio tra presenza e perdita, memoria e oblio, che caratterizza oggi il Mediterraneo. Non soltanto mare di scambi e civiltà, ma anche spazio segnato dalle rotte migratorie e dalle tragedie contemporanee. Il lavoro di Lo Schiavo si inserisce nella sua ricerca artistica che intreccia arte, tecnologia e riflessione sociale.

Attraverso fotografia, video e installazioni, l’artista indaga il rapporto tra paesaggio, tempo e percezione, spesso utilizzando dispositivi tecnologici e sistemi di registrazione per ampliare la dimensione narrativa dell’opera. Con Rotta, Palazzo Vecchio diventa così il luogo di una meditazione visiva e sonora sul Mediterraneo, trasformato in un confine liquido che attraversa storia, geografia e coscienza collettiva. Un’opera che invita lo spettatore a interrogarsi sul significato delle rotte contemporanee e sul ruolo della memoria nel presente.

L’installazione si inserisce anche nel programma di iniziative culturali con cui Firenze continua a sperimentare nuovi linguaggi espositivi all’interno dei suoi spazi storici. In questo contesto, Rotta mette in dialogo la dimensione contemporanea dell’arte multimediale con l’architettura rinascimentale di Palazzo Vecchio, creando un contrasto volutamente forte tra la tecnologia delle immagini e dei suoni e la memoria stratificata del luogo.


