Londra sotto i riflettori del mercato: Sotheby’s, Christie’s e Phillips animano le aste di marzo 2026

Le evening sales di marzo riaccendono il mercato londinese e inaugurano la stagione con aste che riflettono un sistema più selettivo ma stabile

La stagione delle grandi vendite d’arte riparte con forza a Londra. Dal 4 marzo le principali case d’asta internazionali danno vita a un calendario serrato che conferma la capitale britannica come uno dei nodi centrali del mercato globale. Le evening sales di Sotheby’s, Christie’s e Phillips non sono soltanto un appuntamento rituale del calendario: rappresentano un vero termometro economico e culturale. Misurano la fiducia dei collezionisti, la qualità dell’offerta e la direzione dei capitali in un momento di transizione per l’Europa. Le aste londinesi di quest’anno non raccontano un mercato euforico, bensì un sistema più selettivo e consapevole. E proprio per questo, forse, più solido.

Ad aprire la prima grande serata londinese è Sotheby’s con il Modern & Contemporary Evening Auction del 4 marzo. Oltre cinquanta lotti mettono in dialogo nomi come Francis Bacon e Lucian Freud con un importante nucleo proveniente da una collezione privata tedesca formata tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Fulcro della raccolta è un gruppo di opere di Lucio Fontana, rimaste nella stessa proprietà per più di sessant’anni e oggi tra le testimonianze più significative della sua presenza recente sul mercato. Già presentate in anteprima a Milano, a Palazzo Serbelloni, le opere, insieme a lavori di Sam Francis e Alberto Giacometti, approdano a Londra con una stima complessiva intorno ai 15 milioni di sterline.

Tra queste spicca il monumentale Concetto Spaziale del 1960, tela della serie degli Olii di quasi due metri per lato, attraversata da costellazioni di fori bordati di verde che anticipano l’ambizione materica de La Fine di Dio. Di segno diverso è invece Teatrino del 1964 (stima £350.000–450.000), dove la ricerca si spinge verso una dimensione oggettuale, tra pittura, scultura e design, con un linguaggio ormai vicino alla sensibilità pop. «È un momento molto entusiasmante quello in cui vengono “svelate” collezioni rimaste nascoste al pubblico per così tanti decenni; stiamo vedendo questa tendenza sempre più spesso, ed è un’opportunità per confrontarsi più da vicino con il nostro recente passato storico-artistico e per istruire e incoraggiare nuovi offerenti a entrare nel mercato.», racconta Lorenzo Brunetti, Co-Head of Modern Discoveries di Sotheby’s.

Parallelamente alle vendite, Sotheby’s rafforza il proprio profilo istituzionale sostenendo iniziative culturali come quelle della Royal Academy of Arts, consolidando il dialogo tra mercato e sistema museale. Christie’s risponde con una programmazione che attraversa il modernismo storico e le avanguardie del Novecento. La serie di aste 20th/21st Century Art culmina con The Art of the Surreal Evening Sale del 5 marzo, dove spicca Le Rond Rouge (1939) di Wassily Kandinsky, stimato fino a 15,5 milioni di sterline. Un’opera che non è soltanto un lotto di punta, ma un segnale preciso della centralità di lavori museali, capaci di intercettare una domanda internazionale sofisticata.

La Marquee Week di Christie’s combina rarità storiche e artisti altamente riconoscibili, come Henry Moore, proponendo un equilibrio tra solidità storico-critica e attrattività commerciale. Dopo anni in cui il contemporaneo più speculativo aveva dominato l’attenzione mediatica, il mercato europeo sembra riportare al centro movimenti storicizzati e narrazioni consolidate. Non si tratta di un arretramento del contemporaneo, ma di una sua normalizzazione: l’arte emergente resta presente, ma non guida più la scena delle evening sales.

Parallelamente alla competizione tra le due grandi maison, Phillips presenta nella sede di Berkeley Square un programma che intreccia modernismo scandinavo e contemporaneo internazionale. Al centro spicca Interior of Woman Placing Branches in Vase on Table (1900) di Vilhelm Hammershøi, stimato tra 1,5 e 2 milioni di sterline e proveniente dalla prestigiosa raccolta dell’Ambasciatore John L. Loeb Jr. Ed è proprio la provenienza a rappresentare uno degli elementi più significativi di questa stagione. La collezione Loeb, tra le più importanti raccolte private di arte danese mai riunite, comprende circa 150 opere, distribuite tra le vendite di marzo e maggio a Londra e New York, per una stima complessiva superiore ai 12 milioni di dollari. Per ampiezza e qualità, costituisce il nucleo più rilevante in mani private al di fuori delle istituzioni museali danesi.

Protagonista è Vilhelm Hammershøi. Interior of Woman Placing Branches in Vase on Table (1900) apre il percorso, mentre Interior of the Courtyard at Strandgade 30 (stima 3-5 milioni di dollari) ne rappresenta il vertice: la figura di spalle affacciata sul cortile traduce la quotidianità in una sintesi formale di rigorosa modernità. Già inclusa nella mostra del 2024 Stillness: Hammershøi and American Minimalism, l’opera conferma la lettura contemporanea dell’artista. Accanto a lui compaiono Bertha Wegmann e Anna Ancher, in un dialogo che intreccia modernismo scandinavo, minimalismo americano e figure del contemporaneo come Tracey Emin e Andy Warhol. Più che una semplice sequenza di lotti, una proposta curatoriale che valorizza continuità e stratificazioni storiche. Londra non si limita a ospitare grandi vendite: consolida il proprio ruolo di baricentro culturale ed economico del mercato europeo. Le aste di marzo non parlano di euforia, ma di equilibrio. E in una fase di ridefinizione globale, è forse proprio questa misura a rappresentare il vero segnale di forza.

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