Sony World Photography Awards 2026, annunciati i 30 finalisti

Oltre 430mila immagini per una delle competizioni fotografiche più autorevoli al mondo. Annunciati i finalisti del concorso Professional 2026, tra cui diversi autori italiani, in attesa della proclamazione del Photographer of the Year a Londra

I Sony World Photography Awards tornano nel 2026 con numeri che raccontano la portata globale della manifestazione. Oltre 430mila immagini provenienti da più di 200 Paesi sono confluite nell’edizione di quest’anno, a testimonianza di una fotografia che, lungi dall’essere linguaggio saturo, continua a interrogare il reale con urgenza e precisione.

Il concorso Professional, cuore progettuale del premio, ha selezionato 30 finalisti distribuiti in dieci categorie – Architecture & Design, Creative, Documentary Projects, Environment, Landscape, Perspectives, Portraiture, Sport, Still Life e Wildlife & Nature – ciascuna dedicata a serie capaci di sviluppare una visione coerente e articolata. Il vincitore assoluto, insignito del titolo di Photographer of the Year, sarà scelto tra i vincitori di categoria e annunciato il 16 aprile durante la cerimonia di gala a Londra. Dal 17 aprile al 4 maggio, la Somerset House ospiterà la mostra ufficiale con una selezione dei progetti premiati, prima che l’esposizione intraprenda un tour internazionale.

A colpire la giuria, presieduta da Monica Allende, è stata la qualità narrativa dei lavori presentati. «Molte delle immagini più potenti – ha sottolineato – celebrano l’esperienza umana nella sua dimensione più intima: l’amore, la gentilezza, la resilienza silenziosa che attraversa contesti complessi e spesso difficili». Una fotografia che si fa testimonianza, ma anche gesto etico, capace di restituire dignità ai dettagli minimi e agli atti quotidiani di resistenza.

Tra i finalisti spiccano diversi autori italiani, ciascuno con un progetto radicato in un contesto specifico ma aperto a riflessioni universali. Matteo Trevisan, nella categoria Environment, presenta Jinê Land, un lavoro dedicato al Rojava, nel nord-est della Siria, dove documenta un modello di ricostruzione ecologica e sociale guidato dalle donne. Il progetto intreccia paesaggio e politica, comunità e utopia, delineando una possibile visione alternativa di futuro.

Per Portraiture, Federico Borella racconta la comunità Koryo-saram in Uzbekistan: una nuova generazione che, sotto l’influenza della cosiddetta “K-Wave”, riscopre e rielabora la propria identità coreana. Il ritratto diventa qui spazio di negoziazione culturale, superficie su cui si inscrivono memoria e desiderio di appartenenza. Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni, con The Faithful, fissano invece un momento di sospensione collettiva: la folla riunita in Piazza San Pietro tra la morte di un Papa e l’elezione del successore. I loro scatti restituiscono l’attesa come esperienza condivisa, dove fede, ritualità e dimensione mediatica si sovrappongono in un teatro globale.

Infine, nella categoria Still Life, Daniele Vita propone The Bronte Pistachio, un’indagine a lungo termine sui pistacchi siciliani, fotografati uno a uno. L’oggetto agricolo diventa forma scultorea, microcosmo di variazioni minime e irripetibili: uno studio che trasforma la natura in archivio visivo e riflette sulla pazienza dello sguardo.

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