Il 28 febbraio alle 17.30, la Galleria d’arte l’Incontro di Chiari (Brescia) inaugura una mostra che non è solo esposizione, ma esperienza ontologica: circa sessanta opere di Enrico Baj, dagli anni ‘70 al Duemila, raccontano un artista capace di trasformare frammento, materia ed eccesso in filosofia visiva. Divisa in sette sezioni – Specchi, Tele grezze, Totem, Maschere, Guermantes, Feltri e Multipli – la mostra offre un percorso che attraversa cicli emblematici e stagioni tardive dell’artista. Nei Nucleari, la materia esplode sulla tela come residuo di energia, mostrando la discontinuità dell’essere stesso. Gli Ultracorpi trasformano il corpo umano in superficie molteplice, sospesa tra appendici e innesti, mentre nei Meccano il gioco diventa laboratorio epistemologico: smontare e rimontare oggetti rivela la molteplicità delle possibilità insite nella materia.




Generali, Parate e Dame mettono in scena la logica simbolica del potere e della femminilità: uniformi, mostrine, ornamenti e maschere rivelano il vuoto dell’autorità e la costruzione performativa dell’identità. Negli Specchi, lo spettatore si riflette nei frammenti, diventando co-protagonista dell’opera: la percezione si scompone e si rimonta, sperimentando la vertigine del limite e del possibile. Infine, le Apocalissi non annunciano la fine, ma moltiplicano possibilità; saturazione ed eccesso diventano strumenti di conoscenza e libertà creativa.

La mostra racconta anche la produzione più tarda di Baj, dagli anni ‘80 ai ‘90. Collage polimaterici su feltro, Totem, Maschere e volti frontali testimoniano l’ironia, l’antropomorfismo e la tensione sociale che attraversa il suo lavoro. Qui la frammentazione dell’io, anticipando dinamiche contemporanee come la FOMO e la moltiplicazione dei selfie, riflette l’individualismo, il consumismo e la società di massa, trasferiti sul terreno della farsa visiva. La folla dei ritratti diventa un Leviatano postmoderno, moltiplicata eppure unitaria nella sua diversità.




La mostra Baj: specchi, legni, colori sarà visitabile sino al 30 aprile prossimo, e presenta il testo critico di Luca Bochicchio. Visitare la mostra significa entrare in un laboratorio ontologico in cui colore, frammento e deformazione diventano spettacolo, esperienza e riflessione: Baj non appartiene al passato, è un artista vivo e contemporaneo, che ci invita a esplorare il possibile tra caos, gioco e vertigine estetica.


