«NOISMI. PER UN FUTURO SENZA ISMI», a cura di Michele Citro, invita il pubblico a un dialogo inedito che parte dal Futurismo e approda alla creatività contemporanea in un’esposizione che si svolge al MUSA – Musei della Reggia di Portici. Oltre 50 opere di medio e grande formato, affiancano capolavori di maestri storici come Umberto Boccioni, Leoncillo Leonardi, Mario Schifano, Tano Festa e Vettor Pisani a opere di talenti contemporanei tra cui Franco Losvizzero. L’obiettivo è offrire al visitatore una nuova chiave di lettura, che dimostri come le diverse anime del Futurismo rimangano sorprendentemente attuali incontrando forme d’arte tradizionali e dall’arte digitale all’intelligenza artificiale. Un’iniziativa resa possibile grazie al sostegno del MUSA – Musei della Reggia di Portici, al patrocinio di importanti enti come l’Università degli Studi di Napoli Federico II e del suo Dipartimento di Agraria e la Città Metropolitana di Napoli. L’evento si avvale inoltre del prezioso supporto dell’Associazione Culturale Edizioni Paguro, del mecenate Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, dell’Associazione Culturale Biennale Spaces, della Fondazione Marta Czok e della London Metropolitan University.



Franco Losvizzero realizza per questa mostra un’installazione che vede protagonista la Donna Coniglio, suo classico personaggio che nasce nel 2008 e che ha accompagnato l’artista per tutto l’arco della sua carriera fino ad oggi. Una statua di una donna nuda dipinta di bianco con la maschera da coniglio guarda la finestra su di un cumulo di sale: la Donna Coniglio che di solito è protagonista di performance, è appunto una donna dipinta di bianco con la maschera dell’animale. In questo caso è Il calco di una delle sue modelle fatto in vetroresina e realizzato con l’alginato, un tipo di gomma che rende una veridicità curata nei minimi particolari fino ai pori della pelle, mentre il viso scoperto la svelerebbe dormiente. Il cumulo di una tonnellata di sale è stato scelto per un riferimento preciso: esso è uno dei materiali alchemici per antonomasia; e per ricordare come nel passato il sale fosse materia di scambio e elemento per conservare la carne. Ma come nasce la donna coniglio? Franco Losvizzero risponde così: «Ho voluto unire la bellezza del corpo femminile, che attraversa tutte le ere dell’arte, e che per me è un punto di riferimento di partenza e finale, con il coniglio bianco, simbolo di fertilità e perturbante con questi occhi rossi. Volevo rendere omaggio a questa mia fonte d’ispirazione: la bellezza della donna. In sé, questo personaggio, è simbolico e metafisico, è un invito che faccio a me stesso e agli altri di andare a pescare nel proprio inconscio entrando nell’interiorità, nel paese delle meraviglie. La Donna Coniglio arriva dalla luna, fonte da cui attingono tutti i creativi».


Al libro di Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll l’artista è arrivato dopo, sicuramente il bianconiglio ci interroga e ci trasporta inducendoci a seguirlo nel mondo che si apre dentro noi stessi, al nostro inconscio. Ma, riferendoci all’alchimia, vi sono incisioni del ‘600 in cui per arrivare alla montagna sacra bisognava seguire dentro ad un buco un coniglio o una lepre e, giunti in cima, si arrivava alla pietra filosofale. Franco commenta: «Sperimento l’inconscio da quando ho otto anni perché mia madre praticava la meditazione trascendentale e portava me e mia sorella agli incontri. Poi, nel tempo, ho continuato da solo cercando possibilità di aprire canali che conducono all’interno di me stesso da dove traggo ispirazione soprattutto con il segno e con il disegno. Sono stato sempre appassionato di mostri e, inoltrandosi dentro si conosce prima la storia personale, poi si arriva a simboli ancestrali che caratterizzano la memoria dell’umanità, penso agli egizi, ai sumeri, al Minotauro, per fare degli esempi. Così riesco a creare immagini perturbanti nel mio disegno e nella mia pittura e la Donna Coniglio è un tramite. Si svelano bellezza e bruttezza, sogni e incubi; dovrebbe essere una caratteristica di tutti gli artisti andare a toccare quel materiale alchemico sacro che ha a che fare con l’intuizione pura».



Nel 2008 appare la Donna Coniglio, ma in fotografia per la mostra Correnti Mediterranee promossa dal Ministero degli Esteri in cui venti artisti arabi dovevano chiamarne di italiani come maestri di riferimento, ad esempio sono stati scelti Giorgio De Chirico, Mimmo Paladino, e l’araba – canadese Marya Kazoun ha scelto Franco Losvizzero; la mostra è stata presentata a Damasco, Beirut e al Il Cairo. A The Road to Contemporary Art nel 2010 a Roma, Franco ha presentato Gigo Robot che girava la testa, ballava e muoveva la bocca sincronicamente andando a dialogare con una donna, l’attrice Bianca Nappi, su di una poltrona: era lo stesso Losvizzero che dava la voce con un microfono al robot nascosto dietro una paratia.
In questo caso la Donna Coniglio, dopo aver attraversato la fiera, andava a posizionarsi ai piedi dell’attrice come se fosse il suo sogno e l’artista commenta: «Il sonno della ragione genera mostri”, celebre frase di Francisco Goya». Poi nel 2011 nella mostra Apocalisse XXI alla Strychnin Gallery di Berlino, oltre a lavori meccanici l’artista ha condotto la Donna Coniglio in una performance all’interno della galleria alludendo al cosciente e all’incosciente andando a ricordare credenze che hanno a che fare con le visioni dei primi santi nella Bibbia: «Quando avverrà l’apocalisse probabilmente torneremo tutti all’essenza legata alla nostra innocenza nell’immediatezza del nostro inconscio» commenta. A The Road to Contemporary Art di Roma nel 2011, la Donna coniglio appare su di un cavallo bianco, cavalcato a pelo, per rendere omaggio a due fonti di ispirazione e armonia per Franco, oltre la donna, il cavallo.

Alla 56esima Biennale di Venezia del 2015, la Donna Coniglio si mostra nella sua fragilità mentre passeggia tra i padiglioni dei Giardini, ma se i bambini avevano capito ciò e giocavano con lei, gli adulti restavano spiazzati. Nel 2015, ad Art Basel di Miami Beach, in Mi-Ami la Donna Coniglio aveva percorso tutto il Convention Centre per poi arrivare nel quartiere degli artisti di Brunswick caratterizzato dai murales di artisti famosi. A Venezia nel 2015 si situa sopra di una barca simile ad una feluca su cui attraversa le calli in piedi e sdraiata per poi arrivare a Palazzo Franchetti e posizionarsi su di un piedistallo marmoreo per la mostra Glass Stress – l’artista aveva lavorato con Berengo, l’organizzatore dell’esposizione, realizzando tre collezioni.

Losvizzero inventa questa performance a significare che la sua creazione richiami i quattro elementi – come per il vetro, liquido, solido, nel fuoco e gassoso: l’acqua perché arrivava su di una barca, l’aria perché respirava ma anche perché la barca era a vela, la terra su cui camminava e il fuoco per le combustioni che avvengono all’interno del corpo umano. Invece che presentare una scultura in vetro, ha presentato una scultura in carne ed ossa. Nel 2017 a The Road to Contemporary Art alMacro Testaccio di Roma ha creato Grave: un calco di una sua modella travestito da Donna Coniglio e issato su di una pedana di 40 metri al metro 33 – per cui ha ricevuto il guinness dei primati come installazione più alta: la scultura era talmente verosimile con la sua parrucca che le persone avevano paura che fosse una donna che stesse per buttarsi di sotto; alcuni chiamarono anche la polizia.

Grave perché ogni corpo che cade da una stessa altezza arriva a terra con la stessa accelerazione di gravità; quindi dice Franco: «Possiamo passare dal mondo dei vivi al mondo dei morti in un millimetro e in un secondo; grave è il momento di attraversamento, un conduttore nell’altrove come il coniglio bianco, Caronte, lo Psicopompo». Quest’estate arriverà dal mare con una performance sulla costiera amalfitana e precisamente a Maiori dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Ogni opera di Franco Losvizzero, al secolo Andrea Bezziccheri, parla a noi, dice qualcosa che entra nel nostro immaginario attraverso la sua creatività.



