Più che un’evoluzione, Floating Shapes sembra una dichiarazione di posizione. Nella mostra inaugurata da SPAZIOC21 a Reggio Emilia, e aperta al pubblico fino al 18 aprile 2026, ARIS porta a compimento un passaggio che era nell’aria da tempo: il segno da superficie urbana diventa struttura spaziale.

Dall’energia del lettering astratto a forme sempre più sintetiche e fluide, la traiettoria dell’artista, nato nel writing degli anni Novanta, guarda a un processo di progressiva astrazione che non ha mai reciso del tutto il legame con l’origine urbana, ma lo ha sublimato in una grammatica visiva più controllata. Da SPAZIOC21 questo percorso approda alla tridimensionalità. Le opere in metallo – elemento centrale della mostra – non si impongono per monumentalità, ma per equilibrio. Il materiale industriale, tagliato e sagomato, disegna contorni nello spazio più che occupare massa. Il vuoto diventa parte attiva della composizione. Il rischio, in operazioni di questo tipo, è che il passaggio dalla pittura murale alla scultura produca un semplice ampliamento di scala. Qui, invece, ARIS tenta qualcosa di più sottile, trasferire il principio del segno, inteso come origine di ogni forma, nella dimensione volumetrica. Le sagome metalliche non sono oggetti chiusi, ma linee espanse, quasi disegni liberati dal supporto.
Accanto al metallo, la presenza di ceramiche e lavori su carta richiama la dimensione più intima del lavoro in studio. Qui la stratificazione dei materiali (spray, tempera, marker) conserva tracce più evidenti dell’origine urbana. Anche in questi lavori l’urgenza iniziale del writing appare filtrata da un controllo compositivo rigoroso, dove l’energia si è fatta disciplina. Floating Shapes, il titolo della mostra insiste sull’idea di sospensione che definisce l’intero progetto: tra bidimensionale e tridimensionale, tra gesto e forma compiuta, tra natura e costruzione artificiale. Una ricerca che riflette una visione interconnessa dell’esistenza, dove ogni elemento si trasforma per relazione con l’altro.
La mostra segna dunque una tappa coerente nel percorso di ARIS, più che una rottura. La tridimensionalità non sovverte il suo linguaggio, ma lo consolida. Se c’è un elemento davvero significativo, è il modo in cui il segno, nato in spazi marginali e inospitali, trova oggi collocazione in un contesto espositivo ordinato e misurato. .





