A Roma libri d’artista per l’utopia di Hendrik Christian Andersen

Al Museo Hendrik Christian Andersen di Roma, italiani e americani dialogano con il visionario progetto del World Centre of Communication attraverso una costellazione di libri d’artista

Una visione internazionale – Libri d’artista – Omaggio a Hendrik Christian Andersen è la mostra ospitata all’omonimo Museo di Roma fino al 19 aprile 2026. Coinvolge italiani e americani che presentano i loro libri d’artista sull’idea della Città Ideale di Andersen. È curata da Stefania Severi per quanto riguarda la parte italiana e da John David O’Brien per quanto riguarda la parte americana.

Creation of a World Centre of Communication è il volume di 294 pagine del 1918 in cui Hendrik Christian Andersen ha racchiuso la sua utopia di una città ideale con mappe e descrizioni affrontando problemi urbanistici ed economici oltre a quelli estetici e simbolici. Un libro d’artista cui si sono ispirati i partecipanti all’esposizione con, ciascuno, il suo; bisogna sottolineare come Andersen abbia consultato architetti, ingegneri, urbanisti, economisti e filosofi per realizzare al meglio la sua idea, tramontata con la morte nel 1940. Andersen era di origine norvegese: nato nel 1872, ma trasferitosi giovanissimo in USA dove studia, è arrivato a visitare approfonditamente il paese d’adozione per poi giungere in Italia: abiterà a Roma fino alla fine lasciando la casa che è diventato il suo museo.

In questa mostra Roberto Mannino, con Hommage a la grand utopie d’Hendrick, “ha creato – secondo il curatore – un libro con pagine di carta fatta a mano da lui su cui ha inserito immagini della città ideale di Andersen a confronto con immagini di Roma ritoccate poi con l’acquerello; prende spunto dai capitoli del grande norvegese come “dall’anarchia al governo””. Dawn Arrowsmith, cresciuta nei boschi, realizza un ponte tra ambiente naturale e le due città di Los Angeles e Roma, nel suo Passeggiata nei boschi. Da LA a Roma. Mentre Letizia Ardillo, con Una nuova luce, dalle parole di John David: “Riprende il cerchio di Andersen, che significava una nuova luce, inserendo brani del suo libro e la sua cartina ideale.”

Antonella Cappuccio con Le Ali tramite la sua pittura esprime il volo nella scultura di Hendrik che guarda alla classicità. Francesca Cataldi con Stupor Mundi – Federico II, si ispira all’universalismo medievale interreligioso. La Grande Utopia di Elisabetta Diamanti è costituita da 86 pagine cucite tra loro dove vi sono parte delle mappe del progetto di Andersen. In Travel in Blocktime – Azioni inquietanti a distanza di Alex Kritselis, memorie passate e attualità creano nuove letture rispetto all’idealità del grande norvegese. Per Jonna Lee, con Una porta attraverso, la soglia del preconcetto viene varcata per trovare chiarezza per la nostra personale utopia, ma ogni utopia è destinata a fallire come quella di Hendrik.

Mark Licari con Da Architetto a Zappa: Un alfabeto italoamericano, rappresenta l’alfabeto in italiano ed in inglese in tavole che vorrebbero alludere all’utopia del grande norvegese. Erika Lizèe con Visioni progressive di armonia e benessere: omaggio a Hendrik Christian Andersen si basa sull’idea di cerchio, forma perfetta, e spirale, flusso energetico. Luigi Manciocco con Petrolio “lo so” parte da Pasolini per arrivare all’incompiutezza di Andersen. Lucia Pagliuca con Il Rammendo – Costruttori di una realtà internazionale si oppone all’esclusione di Henrdrik dell’imperfezione con il rammendare, cioè il ricucire ciò che è lacerato, dalla parte dei deboli e dei vinti. Carolie Parker con Drone Ontologico si ispira alle opere nel museo, alla volontà di andare oltre le guerre, come aveva fatto Andersen con il suo progetto cercando di superare l’irrazionalità della Prima Guerra Mondiale, volontà che, nonostante la costituzione dell’UNESCO, non siamo riusciti ad evitare. Maria Grazia Tata con La città visibile invita a vedere oltre con l’occhio come coscienza dell’umanità, come nell’utopia di Andersen.

Jody Zellan con Alberi d’ombra indaga la natura urbana attraverso ombre di alberi proiettate sui muri che riflettono sul ruolo del verde nella città universale del grande norvegese. Una lettera a… di Alexis Zoto è un testo stampato su vinile pressato a caldo su tessuto fatto a mano alludendo alle tragedie della storia, la memoria della colonizzazione e il dramma della migrazione. “Riccardo Pieroni arrivato a visitare il Museo tanti anni fa” – dice il curatore – “ con Museo Hendrik Christian Andersen. Una visita 2015 _08_06_10:00-12:00 ha realizzato fotografie delle statue del grande norvegese che avrebbero dovuto fare parte della sua città reinterpretando il passato in maniera contemporanea. Vito Capone con Libro Bianco, come dice O’Brien: “crea un libro bianco aniconico, ma ottenuto lavorando la carta quando è ancora bagnata che diventa così tridimensionale, significando l’universalità di segni non riconoscibili quindi anche utopici.”

Margaret Griffith con Frontiere d’acqua, come dice il curatore: “si immerge nel mondo dell’acqua di Roma che arriva poi alle fontane con fogli intagliati l’uno sopra l’altro fino a giungere al colore blu; bisogna ricordare che Andersen ha affrontato anche i sistemi idraulici.” Con Passpartout (Loose Ends) John David O’Brien si racconta come artista in questa mostra: “Mi ispiro ai motivi grafici che Andersen utilizzava per cambiare capitolo con la volontà di significare che si possa andare dappertutto, ma in realtà, al contrario, indico un progetto non finito e ideale: per me fermare la pausa momentanea di un impulso creativo può andare all’infinito rispetto alla vera realizzazione della città universale. La mia scultura che accompagna l’esposizione si tiene sulla stessa linea andando a formare archi che Andersen faceva passare nelle varie vie di questa città universale in cima ai quali c’è un globo, disegno principale del progetto, mentre il blu rappresenta l’impulso illusorio che rimane.”

La mostra è coordinata da Maria Giuseppina DI Monte, direttrice della casa museo e afferente all’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della Città di Roma, guidata da Luca Mercuri, in collaborazione con Veronica Brancati (Casa Museo H. C. Andersen). L’esposizione si dipana tra varie forme tutte collegate dal fatto che si tratta di Libri d’Artista, forgiati con tecniche alquanto differenti e nati da fantasie che interpretano la città ideale di Andersen tutti in modi alquanto differenti l’uno dall’altro.

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