Prima di diventare il volto di Palazzo Venier dei Leoni e una delle figure più influenti del collezionismo del Novecento, Peggy Guggenheim fu una gallerista determinata nella Londra inquieta alla vigilia della guerra. È a quella stagione, breve ma decisiva, che la Collezione Peggy Guggenheim dedica la mostra Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista, in programma dal 25 aprile al 19 ottobre 2026. Curata da Gražina Subelytė insieme a Simon Grant, l’esposizione è la più ampia mai dedicata al periodo londinese e alla galleria Guggenheim Jeune, attiva al 30 di Cork Street tra il 1938 e il 1939. Diciotto mesi appena, ma sufficienti a definire una visione e una rete di relazioni che avrebbero segnato in modo irreversibile il suo futuro.

Nella Londra tra le due guerre, ancora diffidente verso le avanguardie continentali, Guggenheim Jeune si impose come uno spazio di rottura. Peggy organizzò oltre venti mostre in poco più di un anno: la prima personale britannica di Kandinsky, una rassegna dedicata a Jean Cocteau, una pionieristica mostra sul collage, una discussa esposizione di scultura contemporanea e perfino una collettiva di opere realizzate da bambini, in cui compariva un giovanissimo Lucian Freud. Non si trattava soltanto di esporre opere radicali, ma di modificare il clima culturale di un ambiente ancora segnato da un gusto conservatore. In quel contesto Peggy iniziava anche a delineare il progetto, allora ancora teorico, di un museo di arte moderna a Londra, un’idea che avrebbe trovato compimento anni dopo a Venezia.

La mostra veneziana riunisce circa cento opere tra dipinti, sculture, lavori su carta, fotografie e materiali d’archivio, provenienti da istituzioni internazionali e collezioni private. Non solo lavori effettivamente presentati nella galleria londinese, ma anche opere coeve e di artisti che Peggy avrebbe successivamente incluso nella propria raccolta. Tra i nomi in mostra figurano Jean (Hans) Arp, Barbara Hepworth, Vasily Kandinsky, Piet Mondrian, Henry Moore, Sophie Taeuber-Arp e Yves Tanguy. Il percorso ricostruisce le singole esposizioni organizzate da Guggenheim Jeune, compresa la rassegna Abstract and Concrete Art, e restituisce la densità di una stagione attraversata da tensioni politiche e sociali alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Ampio spazio è dedicato anche alla rete di relazioni costruita da Peggy a Londra, dai rapporti con Marcel Duchamp e Herbert Read fino ai contatti con Samuel Beckett e Roland Penrose, a testimonianza di un ambiente intellettuale in cui arte e pensiero critico si intrecciavano strettamente.
Ciò che emerge non è soltanto il ritratto di una mecenate, ma quello di una donna che sta imparando a esercitare un ruolo attivo nel sistema dell’arte. Londra diventa per Peggy un laboratorio: qui affina il proprio gusto, consolida alleanze e sviluppa un’intuizione che le consentirà di riconoscere il valore storico di artisti allora ancora marginali. Dopo Venezia, la mostra approderà alla Royal Academy of Arts e successivamente al Guggenheim di New York, riattivando idealmente quella traiettoria internazionale che la stessa Peggy aveva inaugurato. Tornare agli anni londinesi significa così risalire al momento in cui la collezionista non era ancora un’icona, ma una figura in formazione, pronta a scommettere sull’arte del suo tempo.


