Il 7 febbraio, l’ex-ministro della Cultura francese Jack Lang ha annunciato le sue dimissioni da presidente dell’Institut du Monde Arab (IMA) a causa dei suoi legami con Jeffrey Epstein. L’uomo, alla luce dei nuovi documenti in cui il suo nome appare ben 673 volte, continua a respingere con fermezza ogni accusa di illecito. Dalle email tra i due, datate dal 2012 al 2019, emergono delle richieste di Lang per la sponsorizzazione di alcuni progetti e vengono menzionati dei viaggi nei mezzi privati di Epstein
La lettera al Ministro
In una lettera inviata al ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot – pubblicata dall’agenzia di stampa AFP -, Lang si è lamentato dei continui attacchi e dei sospetti infondati verso la sua persona e ha dichiarato di essersi dimesso per “salvaguardare” la reputazione dell’IMA. Nella stessa ha raccontato del suo rapporto con Epstein, conosciuto circa 15 anni prima tramite Woody Allen, con cui ha instaurato un “rapporto cordiale” e sottolinea di non essere mai stato a conoscenza dei suoi crimini.
Nega inoltre qualsiasi coinvolgimento in Prytanee, una compagnia d’arte nelle Isole Vergini, che secondo il sito Mediapart sarebbe stata fondata da Epstein insieme a alla figlia di Lang, Caroline. Come il padre, la donna si è dimessa dal ruolo di direttrice del sindacato dei produttori indipendenti di cinema e Tv. In un’intervista a The Art Newspaper, ha dichiarato di non aver mai beneficiato dalla compagnia e di non aver mai saputo di essere stata menzionata nel testamento di Epstein, che le avrebbe lasciato 5 milioni di dollari, soldi che lei “non ha mai ricevuto”.

Una carriera segnata dall’innovazione
La procura di Parigi ha annunciato venerdì 6 febbraio l’apertura di un’indagine contro Jack e Caroline Lang per l’accusa di “riciclaggio di frode fiscale aggravata”. L’uomo è stato convocato poco dopo al Ministero degli Esteri, per un incontro richiesto dal presidente Macron e il primo ministro Lecornu, avvenuto poco prima dell’annuncio delle sue dimissioni. Lang, che è stato ministro della Cultura tra gli anni ’80 e ’90, è sicuramente la figura francese più influente ad essere coinvolta nel caso Epstein. Durante la sua carica è diventato un punto di riferimento per la cultura, accompagnando l’arte in una nuova era all’insegna della novità: ha istituito la Marche des Fiertés (la parata del Gay Pride) e ha partecipato all’espansione del Louvre e alla costruzione del Musée d’Orsay. Si è guadagnato anche la reputazione di promotore dell’arte contemporanea dopo aver difeso la piramide di vetro di Pei al Louvre.

L’Institut Du Monde Arab è forse la sua più grande realizzazione. Ideato insieme ad una commissione di 18 membri della Lega Araba e inaugurato nel 1987, l’edificio ospita, oltre a 27mila metri quadrati di gallerie d’arte, una libreria, un cinema, un ristorante e una scuola, offrendo a circa 750mila visitatori l’anno, l’opportunità di esplorare uno spazio che riunisce arte, cultura e intrattenimento. Ha supervisionato anche progetti come Un Museo per la Palestina, una raccolta di opere destinate a far parte di un futuro museo nazionale palestinese.
A seguito delle sue dimissioni, il ministro Jean-Noël Barrot ha annunciato che il consiglio dell’IMA, composto da rappresentanti della Francia e degli Stati arabi, eleggerà un nuovo successore entro la prossima settimana.



